#20GENNAIO: LE LOTTE SI UNISCONO E BRESCIA SI SOLLEVA!

Lunedi mattina grande giornata di lotta in cui a difesa di casa, reddito e salute si sono connesse diverse realtà: insieme ai comitati ambientalisti, per il diritto alla casa e agli studenti abbiamo denunciato di nuovo una sofferenza e un disagio profondi verso questa condizione di precarietà che pesa sulle nostre vite. IMG01864-20140120-0916 Tre manifestazioni iniziate con obbiettivi diversi si sono poi unite per dar vita ad un unico presidio in via Lamarmora davanti alla sede di A2A. Da una parte i comitati ambientalisti, sostenuti anche dalla presenza  di alcuni esponenti della Rete No Inceneritori Emilia Romagna (intervenuti durante l’incontro su “il paese dei veleni“), hanno bloccato per più di un ora l’ingresso ai tir carichi di rifiuti che si dirigevano all’inceneritore, per denunciare e lanciare nuovamente l’allarme sul livello di inquinamento e il pericolo per lasalute a cui sono sottoposti quotidianamente tutti i cittadini bresciani. IMG01871-20140120-0922 Nel frattempo in un’altra zona della città il corteo degli studenti ha manifestato contro le politiche del Governo raggiungendo poi, insieme agli ambientalisti, il presidio davanti alla sede di A2A organizzato dall’associazione Diritti per Tutti e del Comitato Provinciale contro gli sfratti. Tutti insieme abbiamo bloccato l’ingresso agli uffici e in tarda mattinata una delegazione è stata ricevuta nella sede della multiutility, dove come sempre non è stata data nessuna risposta Ma noi ora siamo determinati più che mai, e non ci stuferemo di lottare, portando avanti una lotta che ha un obbiettivo comune ma porta dentro di sè diverse realtà, ognuna con un obbiettivo ben preciso, ma unite tutte dalla volontà di vivere in un paese e in una città che dia la priorità a diritti fondamentali come la casa, il reddito e la salute per tutti i suoi cittadini. Pensiamo quindi sia fondamentale lottare per la salute e il nostro ambiente, ed è per questo che abbiamo deciso di aggiungere “salute” allo slogan nato il 19 Ottobre, perché nella nostra città la salute non viene più considerato un diritto del cittadino. Ricordiamoci che la salute però è un nostro diritto e lo è anche vivere in un ambiente sano che deve essere tutelato e salvaguardato. Consideriamo infatti che già nella conferenza di Stoccolma sull’ambiente del 1972  si parlava del diritto dell’uomo a vivere in un ambiente la cui qualità consenta una vita dignitosa e confortevole, avendo a tal proposito la solenne responsabilità di proteggere e migliorare l’ambiente per le generazioni presenti e future. Ed è proprio questo che stiamo facendo, lottiamo per i nostri diritti fondamentali e non solo per noi ma sopratutto per le generazioni che verranno. Così sotto lo slogan “UNA SOLA GRANDE OPERA: CASA, SALUTE E REDDITO PER TUTT*” ci prepariamo per il 22 febbraio, con la speranza che nella nostra città sia un’altra giornata in cui unire le lotte e manifestare insieme convinti che l’unico modo che abbiamo per avere una vita dignitosa e un futuro migliore sia lottare per prenderceli! http://www.socialcast.eu:8080/podcasts/homepage-radio/20012014-bresciasisolleva-presidio-inceneritore  

http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/626359_a2a_nel_mirino_il_corteo_e_le_tensioni/

http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/626361_gli_ambientalisti_in_coro_ridimensionare_il_tu/

http://www.bresciapoint.it/ambiente/item/ambiente-diritti-e-studenti-a-brescia-si-accende-la-protesta

http://www.bresciatoday.it/cronaca/brescia-manifestazione-a2a.html

http://www.bsnews.it/notizia/30641/20_01_2014_BRESCIA_Ambientalisti_protestano_contro_linceneritore_di_A2A_bloccati_tre_camion_di_rifiuti

http://www.quibrescia.it/cms/2014/01/20/tre-cortei-davanti-ad-a2a/

http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/14_gennaio_20/brescia-a2a-ambientalisti-contro-l-inceneritore-bloccati-tre-camion-rifiuti-0bf7d566-81af-11e3-8a88-1094d7bd0d52.shtml

http://www.giornaledibrescia.it/in-citta/mattina-di-proteste-davanti-ad-a2a-tre-cortei-in-uno-1.1818078

http://www.infoaut.org/index.php/blog/metropoli/item/10349-#20g-a-brescia-tre-cortei-si-uniscono-sotto-la-multiutility-a2a

http://www.radiondadurto.org/2014/01/21/brescia-incontro-del-bono-ambientalisti-sui-rifiuti-e-gli-appetiti-di-a2a/

coordinamento per un ciclo dei rifiuti sostenibile

Storia di un impianto

Nel 1998 entrava in funzione l’inceneritore dell’allora Asm, progettato per bruciare solo rifiuti urbani (e non speciali) provenienti dal bacino provinciale, 266.000 tonnellate annue di rifiuti secchi e non riciclabili, da cui si sarebbe ricavato in parte energia elettrica e termica per il teleriscaldamento. Inizialmente l’inceneritore si presentava come sistema innovativo ed auspicabile per sottrarre i rifiuti alla discarica, alternativa più nefasta per smaltire i rifiuti per via del forte rischio d’inquinamento dei suoli. A questo vantaggio si aggiungeva quello di poter ricavare energia dai rifiuti e redistribuire calore attraverso il collegamento al teleriscaldamento.

Nel corso degli anni, in realtà, l’inceneritore, con un processo perverso ed incontrollato, crebbe a dismisura (nel 2004 si aggiunse un’inutile terza linea che avrebbe dovuto bruciare solo alcune tipologie di rifiuti speciali, al fine speculativo di godere degli incentivi pubblici per le “rinnovabili”), fino all’attuale situazione di un impianto sovradimensionato che brucia, mescolati nelle tre linee, circa 800.000 tonnellate di rifiuti urbani e speciali (ovvero di origine industriale, commerciale e agricola), di cui poco più della metà provenienti dal bacino provinciale (350.000 t. circa di urbani e circa 100.000 t. di speciali) e circa 350.000 importati da fuori provincia e regione (50.000 t. di urbani e 300.000 t. di speciali). Al momento quindi risulta snaturata la funzione dell’inceneritore stesso, nato per smaltire esclusivamente i rifiuti urbani della provincia di Brescia a valle della raccolta bdifferenziata, visto che nel progetto iniziale non solo non erano previsti i rifiuti speciali ma neanche quelli provenienti da fuori provincia.

Nel frattempo è cresciuta la sensibilità ambientale della popolazione, si è evoluta la normativa europea e nazionale sia sui rifiuti (obiettivi sempre più avanzati di raccolta differenziata, tendenziale riduzione e superamento del ricorso alla discarica e all’incenerimento), sia sulla qualità dell’aria (dal 2005 limiti dei 35 giorni di supero per le PM10) e si sono sviluppate tecnologie sempre più efficaci e diffuse per il recupero dei rifiuti come materia prima seconda da rigenerare in nuovi prodotti, ovvero la nuova economia del riciclo. Motivo per cui ad oggi il sistema dell’incenerimento risulta chiaramente sorpassato.

A Brescia, dobbiamo oggi registrare che questi due processi sono in rotta di collisione: lo dimostra clamorosamente, da un canto, la situazione della raccolta differenziata in città, dove, rispetto all’obiettivo del 65% da perseguire già a fine 2012, si è verificato addirittura un calo, con un misero 38% di raccolta differenziata che colloca Brescia tra le ultime città, con Pavia, della Lombardia; lo conferma, dall’altro, lo stato critico della qualità dell’aria, per cui, nonostante il teleriscaldamento che in teoria dovrebbe ridurre quel 30% di emissioni imputabili alle caldaie private, Brescia è diventata una delle città con l’aria più inquinata, terza nella classifica europea del 2010, prima tra le città lombarde per la media delle PM10 anche nel 2013, anno graziato da un andamento climatico particolarmente favorevole.

Il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) il 22 gennaio 2014

Aprica – A2A, il 22 gennaio 2014, in sede di conferenza dei servizi decisoria in regione Lombardia per il rinnovo dell’Aia, chiede di poter continuare a bruciare rifiuti urbani e speciali fino al massimo potenziale calorico dell’impianto. L’incenerimento potrebbe superare anche le attuali 800.000 tonnellate, con un bacino per i rifiuti urbani che travalichi l’ambito provinciale (immediatamente regionale, ma che domani potrebbe diventare anche nazionale in relazione alle emergenze rifiuti di alcune città del Centro – Sud) e con un’indiscriminata possibilità di bruciare rifiuti speciali provenienti da ogni parte d’Italia,  compresi rifiuti che dovrebbero essere riciclati (imballaggi in carta, cartone e di plastica, legno, …) e rifiuti con codice a specchio (pericolosi/non pericolosi).

Insomma l’inceneritore di Brescia potrebbe diventare stabilmente la “pattumiera d’Italia”, con un’importazione di rifiuti da fuori che, in relazione all’aumento auspicabile della raccolta differenziata nel Bresciano, diventerebbe preponderante rispetto ai rifiuti prodotti localmente.

Il tutto in un’area particolarmente critica per la qualità dell’aria per svariate ragioni, già sanzionata il 19 dicembre 2012 con condanna definitiva della Corte di giustizia europea, e con un impianto di incenerimento che emette ogni anno circa 350 tonnellate di ossidi di azoto, precursori delle PM10, anche grazie ad un sistema di abbattimento dei fumi molto meno efficiente delle migliori tecnologie adottate ad esempio a Milano dalla stessa A2A.

 

Le nostre proposte

Per evitare la “rotta di collisione” in cui si trova il sistema Brescia di gestione dei rifiuti e rimetterlo nella giusta direzione richiamiamo alcuni punti di riferimento ormai ineludibili rispetto all’evoluzione europea e nazionale della normativa, della cultura ambientale e sanitaria, delle pratiche sociali e industriali più innovative.

1. I rifiuti, in particolare per il nostro Paese, rappresentano il “giacimento minerario” più ricco da cui attingere materie prime-seconde da rigenerare in nuovi prodotti, per cui sempre meno possiamo permetterci di sprecarli o in discarica o bruciarli, sistemi che l’Ue raccomanda vengano superati nel corso dell’attuale decennio. Da qui lo sviluppo necessario di una raccolta differenziata spinta dei rifiuti urbani, attraverso il “porta a porta” e una tariffazione che premi i cittadini virtuosi, nonché lo sviluppo di tecnologie per il recupero di materia, anche per i rifiuti speciali.

2. In particolare nel bacino padano, e a Brescia ancora di più, bisogna ridurre drasticamente tutti i processi di combustione, almeno del 50%, per riportarsi sotto i limiti di concentrazioni della PM10 che tutelino la salute delle persone, in particolare dei bambini. Ciò significa, oltre ad un intervento strutturale sui mezzi di trasporto e sul settore energetico (sistemi di produzione e risparmio dei consumi), l’abbandono delle combustioni non necessarie, come tendenzialmente sono quelle degli inceneritori. A Brescia, in particolare, l’inceneritore, che già oggi ha dimensioni sproporzionate rispetto alla produzione di rifiuti urbani indifferenziabili, va gradualmente ridimensionato ai “reali fabbisogni” locali, escludendo da subito l’importazione di rifiuti da fuori provincia, palesemente incompatibile con gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria.

In concreto, per quanto riguarda il futuro dell’inceneritore di Brescia questi punti di riferimento si traducono necessariamente in alcuni vincoli:

  1. Incenerimento di rifiuti urbani provenienti rigorosamente ed esclusivamente dal bacino provinciale, come prevede, peraltro, il Piano rifiuti della Provincia di Brescia e la normativa nazionale ed europea. I rifiuti urbani indifferenziati bresciani, oggi circa 350.000 tonnellate, sono destinati a diminuire gradualmente; di pari passo deve calare la capacità di incenerimento dell’impianto Aprica-A2A.
  2. In fase transitoria, tenendo conto che l’inceneritore è anche di servizio al teleriscaldamento, e per il tempo necessario al superamento dello stesso con l’implementazione diffusa del risparmio energetico e delle rinnovabili (cappotto degli edifici, solare termico e fotovoltaico, piccolo geotermico), si può concedere l’aggiunta di una quota di rifiuti speciali pari ad un massimo del 30% degli urbani, preferibilmente reperiti in ambito provinciale, ed escludendo comunque rifiuti palesemente riciclabili e rifiuti con codice a specchio (pericolosi/non pericolosi). Si chiede pertanto di fissare:

a) un limite alla capacità di incenerimento ben al di sotto del quantitativo bruciato nel 2013,

b) un rapporto tra speciali e urbani inceneriti, al massimo di 1 a 3.

  1. Ciò significa, nell’immediato, la chiusura di una delle tre linee, del tutto superflua e da mettere in riserva per casi di emergenze impiantistiche o di manutenzione sulle altre linee.
  2. Ciò significa, inoltre, per i cittadini bresciani che saranno chiamati ad impegnarsi  per una raccolta differenziata spinta, sentirsi gratificati, non solo dalla tariffa premiante, ma soprattutto da un risultato tangibile per la salute loro e dei propri bambini, ovvero la riduzione delle emissioni legate all’inceneritore e quindi un miglioramento della qualità dell’aria. Nell’attuale contesto, invece, potrebbero sentirsi presi in giro, perché mentre loro riducono con sacrificio i rifiuti da smaltire, A2A importerebbe ancora più rifiuti da fuori provincia peggiorando quindi la qualità dell’aria. Invece, con i vincoli di cui al punto 2, man mano aumenta la raccolta differenziata, man mano diminuiscono i rifiuti urbani e in relazione anche gli speciali bruciati nell’inceneritore, quindi anche le emissioni, fino allo spegnimento dell’impianto quando sarà palesemente non più necessario.
  3. Infine, sul tema della tutela della salute di grande interesse per i cittadini, è importante conoscere le sostanze inquinanti e nocive presenti nell’ambiente intorno all’inceneritore (suolo, acqua, aria), nonché dati certi sull’eventuale contaminazione della catena alimentare (prodotti orticoli, uova…), come previsto a suo tempo dalla Delibera autorizzativa dell’impianto e da successive Delibere della Regione Lombardia.  Pur non essendo A2A azienda a rischio di incidente rilevante per cui è obbligatorio il piano emergenza e di evacuazione esterna, dopo il grave incidente dell’agosto 2012 e la preoccupazione che si diffuse tra la popolazione, riteniamo vada costruito un piano/protocollo per i possibili livelli di rischio (dentro e fuori impianto), coinvolgendo i cittadini e le istituzioni.

E’ evidente che su questi punti va aperto un confronto serrato sia con il Comune di Brescia, che ospita l’impianto e che con quello di Milano controlla A2A, sia con la Provincia di Brescia che non può assistere inerme allo stravolgimento del proprio Piano Rifiuti, sia con la Regione Lombardia, le cui decisioni in merito alle nostre richieste ne dimostreranno il grado di attenzione verso la salute dei bresciani.

Brescia 20 gennaio 2014

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