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Ago 23

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A2a : come spostare l’attenzione dal problema vero

Il dato di partenza è questo : il cosiddetto termovalorizzatore ( termine bandito dall’Unione Europea ) è stato pensato per bruciare 270.000 tonnellate di rifiuti bresciani ordinari all’anno. Di fatto ne brucia 800.000 provenienti da ogni dove, restituendo 170.000 tonnellate di rifiuti speciali  (meno ingombranti, ma molto più tossici e pericolosi di quelli di partenza) sotto forma di ceneri e polveri recuperate dai filtri per l’abbattimento dei fumi. La materia non si crea e non si distrugge, come ben spiegato nel film “ SPORCHI DA MORIRE “  proiettato il 13 agosto scorso alla Festa di Radio Onda d’Urto,  quindi le 600mila tonnellate che mancano all’appello sono finite nell’aria. Vapor acqueo, anidride carbonica, e porcherie di ogni sorta. L’istituto Mario Negri, e ogni tanto l’ARPA (che ne avrebbe il dovere legale ma ha sempre preferito girare alla larga), due volte all’anno fanno controlli sulle emissioni. C’è da scommettere che quei due giorni sono gli unici in tutto l’anno in cui a Brescia si respira aria. La centralina di via Bettole, non lontana dall’inceneritore, venne spenta di corsa e mai più riaccesa quando ci si accorse che segnalava la maggior concentrazione di pm10 di tutta la Lombardia.

Una corte di scienziati plaudenti ha dimostrato che si tratta dell’ottava meraviglia del mondo (del resto successe anche al Titanic e alla diga del Vajont), che non solo non inquina ma addirittura pulisce l’aria, che consente di risparmiare emissioni di anidride carbonica, che ha un’efficienza energetica al limite del moto perpetuo. Un dato certo e misurabile è che ai suoi tempi d’oro ha fruttato ai suoi azionisti, comune di Brescia incluso, 60-70 milioni di euro di incentivi dello stato italiano ogni anno. Senza i contributi si sarebbe fermato tutto in 24 ore. Siccome gli incentivi valgono per otto anni, quelli per le prime due linee si sono esauriti, e tra poco lo saranno anche quelli per la terza linea. Da quel momento in poi, l’inceneritore si farà arrivare rifiuti solidi urbani da tutta Italia, facendosi pagare per farli sparire. Abbiamo già cominciato, fregando all’inceneritore di Dalmine i rifiuti di Bergamo grazie ad un’offerta di 92 euro a tonnellata contro i 140 che chiedeva Dalmine. Alla fine l’Italia sarà divisa in due: chi si fa concorrenza al ribasso per poter bruciare i rifiuti degli altri, e chi spedisce agli altri i propri rifiuti valutando con attenzione l’offerta migliore.

Si bruciano i rifiuti per produrre energia elettrica e teleriscaldare Brescia? Fotovoltaico e solare termico in questi giorni di caldo afoso darebbero sicuramente una migliore resa da un punto di vista dell’efficienza energetica  . Tra l’altro il teleriscaldamento è fornito al 50% dalla centrale Lamarmora che funziona ad olio combustibile e carbone e che si trova sostanzialmente in mezzo ad un quartiere densamente abitato. Economicamente il bilancio è aggravato dal fatto che per raccattare contributi nell’impianto di A2A  ci si butta dentro di tutto e di più senza criterio. In mezzo al resto brucia un 28 % di carta, cartone, e legno, senza il quale l’impianto non funzionerebbe: la benzina dell’inceneritore è quella. Ma senza l’impiccio di tutto il resto della spazzatura, un impianto dedicato potrebbe bruciare carta e legno con ben maggiore efficienza energetica. L’inclusione di un 8 % di metalli (materia non combustibile, pericolosa nell’aria e nelle ceneri e riciclabile con notevole mercato), e soprattutto di un 30 % di umido (impiccio colossale alla combustione, e materia richiesta per il riciclaggio in compost) la dice tutta sull’assurdità di un meccanismo in cui grazie agli incentivi diventa conveniente inzuppare d’acqua e appesantire col ferro la roba da bruciare, per farsi pagare di più.

Il risultato finale è devastante sotto tutti gli aspetti: a Brescia c’erano 270mila tonnellate di rifiuti “normali” all’anno e ora ce ne sono 170mila di ceneri pericolose e tossiche (in quanto piene di metalli e altre sostanze che non ci dovrebbero stare), che finiscono metà in cementi tossici e metà in discarica. L’atmosfera si riempie di ogni genere di porcherie che nessuno ha il coraggio di controllare con serietà. Materiali da riciclaggio che hanno uso industriale ed agricolo vengono sbattuti nella formace al solo fine di aumentare le cifre su un registro. Si fa finta di produrre energia ed invece sottraiamo combustibile a dispositivi più efficienti.   L’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro la fine del 2012 cosi’ come ci viene chiesto dall’Unione Europea è ben lontano . La verità  è che siamo fermi al  40%  oramai da 5 anni.  Altro che Green Economy.

Brescia è una delle citta’ piu’ inquinate d’Europa e i dati sanitari sulla popolazione lo dimostrano ampiamente.  Non solo la qualita’ dell’aria è pessima: abbiamo le falde contaminate dal cromo esavalente e i terreni  dal PCB che grazie alla catena alimentare sono presenti in quantità significativa nel sangue dei bresciani. Ci sono poi le discariche di amianto e quelle di materiale radioattivo da bonificare.

In questa situazione “ fuori controllo” e “ vicina al punto di non ritorno “ , giusto per citare alcune dichiarazioni  recenti rilasciate da persone estremamente competenti sul tema, appare assolutamente fuorviante il dibattito sviluppato sugli organi di informazione in merito al nuovo impianto che A2a vorrebbe progettare per smaltire il prodotto dell’inceneritore . Il problema vero non è che tipo di impianto sara’, dove sara’, o se è lecito che A2a abbia convocato i comitati per informarli “ che l’inquinamento è a norma di legge “. Il problema vero è che la logica dell’incenerimento va’ superata con la politica dei “ rifiuti zero “ , con il recupero totale “ delle materie prime di seconda generazione “, con lo sviluppo del porta a porta e l’obbligo per aziende e siti produttivi di dotarsi delle migliori tecnologie oggi disponibili sul mercato per l’abbattimento dei fumi.

Nei prossimi mesi proseguiremo la battaglia iniziata il 17 marzo scorso con la manifestazione provinciale LIBERIAMO ARIA ACQUA SUOLO . Continueremo a chiedere il  riconoscimento dello stato di emergenza ambientale per Brescia e Provincia  , lo stop alla costruzione di nuovi impianti nocivi e inizieremo la nostra campagna per il superamento della logica dell’incenerimento dei rifiuti.

Ricordiamo che la prossima riunione della Rete Antinocivita’ sara’ lunedi 10 settembre alle 21.00 presso la sede di via Saleri 19.   

 

 

 

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Navdanya

Navdanya è la trx di Radio Onda d'Urto dedicata al consumo critico, all'economia solidale e all'ecologia.
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6 comments

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  1. Navdanya

    C’era anche una decina di attivisti della Rab, Rete Bresciana Antinocività, all’incontro convocato da A2a per informare comitati e cittadini sul nuovo impianto di smaltimento delle ceneri prodotte dal termovalorizzatore.
    “Riteniamo”, ha scritto la Rab in una nota, “che da parte dell’azienda ci sia un tentativo di dialogo certamente tardivo rispetto a una procedura le cui osservazioni si devono chiudere entro il 5 settembre”.
    Secondo gli attivisti, che hanno esposto anche uno striscione di protesta, il dato di partenza è solo uno: il termovalorizzatore (termine bandito dall’Unione Europea) è stato pensato per bruciare 270.000 tonnellate di rifiuti bresciani ordinari all’anno. Di fatto ne brucia 800.000 provenienti da ogni dove, restituendo 170.000 tonnellate di rifiuti speciali (meno ingombranti, ma molto più tossici e pericolosi di quelli di partenza) sotto forma di ceneri e polveri recuperate dai filtri per l’abbattimento dei fumi.
    Visto che la materia non si crea e non si distrugge, le 600mila tonnellate che mancano all’appello finiscono nell’aria. ”L’istituto Mario Negri, e ogni tanto l’ARPA (che ne avrebbe il dovere legale ma ha sempre preferito girare alla larga), due volte all’anno”, continua la nota, “fanno controlli sulle emissioni. C’è da scommettere che quei due giorni sono gli unici in tutto l’anno in cui a Brescia si respira aria.
    Un dato certo e misurabile è che ai tempi d’oro ha fruttato ai suoi azionisti, comune di Brescia incluso, 60-70 milioni di euro di incentivi dello stato italiano ogni anno. Senza i contributi si sarebbe fermato tutto in 24 ore”.
    Ma gli incentivi valgono per otto anni, e quelli per le prime due linee si sono esauriti; tra poco lo saranno anche quelli per la terza linea. “Da quel momento in poi, l’inceneritore si farà arrivare rifiuti solidi urbani da tutta Italia, facendosi pagare per farli sparire: abbiamo già cominciato, fregando all’inceneritore di Dalmine i rifiuti di Bergamo grazie ad un’offerta di 92 euro a tonnellata contro i 140 che chiedeva Dalmine”.
    Considerando anche il teleriscaldamento e l’attività della centrale di via Lamarmora, il risultato finale per la Rab è devastante. ”A Brescia c’erano 270mila tonnellate di rifiuti normali all’anno e ora ce ne sono 170mila di ceneri pericolose e tossiche (in quanto piene di metalli), che finiscono metà in cementi tossici e metà in discarica. L’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro la fine del 2012 come ci viene chiesto dall’Unione Europea è ben lontano. La verità è che siamo fermi al 40% oramai da 5 anni.
    In una situazione fuori controllo, il problema del nuovo impianto di smaltimento non è che tipo di impianto sarà, dove sarà, o se è lecito che A2a abbia convocato i comitati. “Il problema vero è che la logica dell’incenerimento va superata con la politica dei rifiuti zero, con il recupero totale delle materie prime di seconda generazione, con lo sviluppo del porta a porta e l’obbligo per aziende e siti produttivi di dotarsi delle migliori tecnologie oggi disponibili sul mercato per l’abbattimento dei fumi”.
    Nei prossimi mesi, gli attivisti proseguiremo la battaglia iniziata il 17 marzo 2012 con la manifestazione provinciale “Liberiamo Aria Acqua Suolo”. “Continueremo a chiedere il riconoscimento dello stato di emergenza ambientale per Brescia e provincia, lo stop alla costruzione di nuovi impianti nocivi e inizieremo la nostra campagna per il superamento della logica dell’incenerimento dei rifiuti”.
    La prossima riunione della Rete Antinocività sara’ lunedi 10 settembre alle 21.00 presso la sede di via Saleri 19.

    da quibrescia.it

  2. Navdanya

    L’ impianto di trattamento delle ceneri dell’inceneritore di A2A? “Se il Movimento 5 Stelle di Brescia non avesse rotto il loro giochino, avvisando tutti i media con un comunicato il 14 agosto, la procedura sarebbe filata liscia come l’olio”.
    E’ quanto si legge sul blog di Lombardi 5 stelle che riferisce dell’incontro svoltosi giovedì in comune a Brescia, indetto dalla multiutility e rivolto a comitati e associazioni ambientaliste, sul tema del nuovo impianto di trattamento delle ceneri residue dei filtri dell’inceneritore di Brescia che dovrebbe sorgere a Brescia in località San Polo.
    “Il 14 agosto”, riferisce il Movimento 5 stelle di Brescia, “è stato inviato un comunicato stampa nel quale si comunicava l’avvio della procedura di Valutazione Impatto Ambientale per un impianto di trattamento ceneri leggere residue dai filtri dell’inceneritore. Procedura pubblicata il 25 luglio ed il cui termine per presentare eventuali osservazioni scade il 5 settembre”.
    “Il 16 agosto”, prosegue il racconto sul blog, “il sindaco Paroli è costretto ad indire una conferenza stampa, grottesca per i suoi contenuti, nel corso della quale dichiara di non essere al corrente della collocazione dell’impianto a Buffalora, benchè il progetto sia depositato in comune da parecchio tempo, dichiara che comunque si tratta di un impianto “giocattolo” a impatto nullo (ma allora perché assoggettabile a Valutazione di Impatto Ambientale?) smentito poi dal Presidente della Commissione Ambiente Francesconi che dichiara che trattandosi di impianto sperimentale non è dato sapere quale sarà l’entità dell’impatto ambientale, e alla fine dichiara che comunque a Buffalora non si farà”.
    “Qualche giorno dopo A2A convoca comitati e associazioni per spiegare il progetto”. “Due consiglieri di opposizione presenti”, riferiscono i grillini, “chiedono di poter partecipare all’incontro, ma poiché non si erano “prenotati” e non essendo rappresentanti di associazioni o comitati, non potevano essere accolti. A prescindere il colore politico, riteniamo assurdo impedire l’accesso a consiglieri comunali, rappresentanti eletti dai cittadini, rappresentanti del Comune che è uno degli azionisti di maggioranza di A2A. Alla fine dopo tanta insistenza e minaccia di ricorrere alle forze dell’ordine, sono stati ammessi nella sala”.
    L’incontro viene definito dal Movimento 5 Stelle “la solita fuffa propagandistica di A2A, che ci vuol convincere che la loro prima preoccupazione è la sostenibilità ambientale, che la tutela dell’ambiente è la loro mission e non altro”.
    “In realtà”, viene sottolineato, “questo impianto trasformerebbe il residuo dell’incenerimento dei rifiuti: rifiuti in ingresso = 800 mila tonnellate l’anno: rifiuto indifferenziato prodotto da provincia di Brescia = 300 mila tonnellate, ceneri residue totali = 170 mila tonnellate”.
    L’impianto di trattamento delle ceneri in progettazione dovrebbe funzionare approssimativamente così: le ceneri sono mischiate a cemento, cloruri e alcali, e trasformate in granuli. Igranuli sottoposti a lavaggio per estrarre il cloruro di sodio. L’acqua del lavaggio, viene desalinizzata e il cloruro di sodio residuo usato come deghiacciante per le strade in inverno. Nuovo trattamento di granulizzazione per raggiungere le caratteristiche chimiche, fisiche, meccaniche tali da rendere il prodotto inerte. Il risultato finale è un filler, con il cemento che ingloba le sostanze nocive, creando questa specie di “palline” a dir loro indistruttibili (potremmo definirli “piccoli testicoli di Superman”) da utilizzare per i fondi stradali o eventuali altri usi”.
    “A2A”, rimarca la nota dei grillini, “investe nella ricerca di una soluzione tecnologica ad un suo problema: le ceneri sono il risultato di una scelta, quella inceneritorista, che non condividiamo”.
    “La vera innovazione tecnologica, il cosiddetto progresso, su cui investire”, secondo il Movimento 5 stelle, “è in scelte organizzative, programmatiche, industriali, tecnologiche e politiche volte a ridurre fino ad azzerare la produzione dei rifiuti, rendendo inutile la presenza di inceneritori, non sussistendo più quindi il problema di smaltimento di ceneri inesistenti”.

    da quibrescia.it

  3. Navdanya

    LE REAZIONI. Posizioni sfumate tra gli esponenti dei comitati che hanno preso parte all´incontro. Ma su una cosa sono tutti d´accordo

    «Buffalora ha già dato, non fate più niente»

    E a sorpresa quelli della Rete antinocività srotolano uno striscione con la scritta «L´inceneritore uccide»
    Li hanno rassicurati che l´impianto per il recupero delle ceneri è sicuro, senza emissioni inquinanti; che si tratta solo della fase sperimentale della durata di due anni, seguita alla prima fase in laboratorio; poi la vera attività industriale sarà sicuramente altrove.
    Nella riunione, ospitata nella sala del termoutilizzatore, l´ingegner Paolo Rossetti, direttore generale di A2A per l´area tecnica-operativa, ha spiegato il procedimento con una serie di slide.
    Ma i gruppi ambientalisti e i comitati spontanei, invitati ieri pomeriggio a quella che è stata definita solo una prima tappa del dialogo con il territorio, non si sono convinti: a Buffalora non si fa più niente, la zona ha già dato, basta. E molte perplessità sono state esposte, fino alle posizioni più estreme, fino allo striscione tirato fuori a sorpresa dalla Rete antinocività con la scritta «L´inceneritore uccide». Per loro il problema è a ! monte, è il termoutilizzatore che va chiuso, mentre va incrementata la raccolta differenziata e incentivata la riduzione dei rifiuti. «Non ci informano sulle emissioni, la centralina di Bettole è stata chiusa in fretta non appena si è saputo che segnava il Pm10 peggiore della Lombardia», commenta Marco Bendinelli.
    IMMA LASCIALFARI, leader del Coordinamento dei comitati lombardi, fa di più e chiede che «tutta Brescia sia esclusa da nuove strutture, la città è satura». Lei non si fida nè delle promesse nè delle «descrizioni bellissime che ci propinano ogni volta prima». E critica il procedimento secondo il quale l´amministrazione e i bresciani sono stati tenuti fuori dalle informazioni: «In ben due commissioni comunali erano presenti rappresentanti di A2A e non ci hanno detto niente, salvo pretendere ora le osservazioni entro il 5 settembre. Ci convocano, ma hanno già deciso tutto».
    Su questa disinformazione calca da parte sua la consigliera c! omunale Donatella Albini di Sel: «L´abbiamo appreso dai! giornali, persino il sindaco. Invece per queste tematiche servono precauzione, ascolto della comunità cittadina e della comunità scientifica». Il colpevole principale è l´inceneritore anche per il Comitato spontaneo contro la nocività di San Polo, che si pronuncia contro il business dei rifiuti. «Se non si bruciassero 800mila tonnellate per far soldi, non ci sarebbero tante ceneri da eliminare», commenta Giuseppe Dughi. Concordano i comitati aderenti alla Rab quando accusano: «Nel Bresciano si producono 270mila tonnellate di Rsu; se si smaltissero solo quelle, non ne avremmo 170mila di altri veleni da smaltire a loro volta».
    SI AGGIUNGE SULLA stessa posizione Vito Crimi del Movimento cinque stelle: «Questa massa di ceneri ci fa capire che l´inceneritore non fa sparire nel nulla i rifiuti, ma lascia consistenti strascichi. Basta bruciare meno e ci saranno meno ceneri», dichiara avanzando inoltre dubbi sulla tempistica sospetta «che dimostra la m! ancata buona volontà da parte dell´azienda».
    E Maurizio Bresciani del Comitato per la salvaguardia del centro storico insinua: «Aspettino le elezioni del 2013, magari vincerà qualcuno che farà chiudere almeno la terza linea».
    Più pacata è Angela Maria Paparazzo, presidente del Codisa, che centra la sua polemica solo sulla scelta di Buffalora: «Non siamo contro questa innovazione tecnologica, però non si può fare sulla pelle degli abitanti di un´area già sacrificata che è una bomba. Speriamo nel buon senso e auspichiamo maggiori rassicurazioni sulla non nocività del nuovo impianto». Giovanni Zenucchini, segretario di Italia Nostra, non si preoccupa per i due anni di sperimentazione. «Penso al dopo, a quei materiali messi sulle strade, nel tempo ridotti in una polvere che finirà dappertutto col vento o col traffico. Sicuri che sia la soluzione migliore?».
    HANNO IL MEDESIMO timore Enio Garzetti, presidente della Est, e Giuseppe Chia! ppani, vice della Sud, che promettono vigilanza come loro compito, in r! appresentanza dei cittadini, ma mostrano fiducia in A2A, «perché A2AWC1> siamo noi». Anche se Garzetti giudica addirittura una provocazione l´individuazione del sito di Buffalora, «così degradato, con gli abitanti già sul piede di guerra per mille motivi»

    da bresciaoggi

  4. Navdanya

    A2A non rinuncia all’impianto per le ceneri ,ma «non per forza a Buffalora»

    La società non rinuncia al progetto di trattare le ceneri «in casa» invece che in Germania. Oggi trasformarle all’estero costa 130 euro a tonnellataL’INCONTRO SULL’ AMBIENTE

    A2A non rinuncia all’impianto per le ceneri ,ma «non per forza a Buffalora»

    La società non rinuncia al progetto di trattare le ceneri «in casa» invece che in Germania. Oggi trasformarle all’estero costa 130 euro a tonnellata

    L’impianto sperimentale per trasformare in sale le ceneri dell’inceneritore si farà. É questa l’unica cosa certa emersa dall’incontro del 23 agosto tra i rappresentanti di A2A e dei comitati ambientalisti. Che poi questo venga fatto a Buffalora, come inizialmente ipotizzato, è tutto da vedere. Anzi, viste le dichiarazioni del sindaco Paroli a riguardo, pare da escludere.
    «Per noi non ci sono problemi – afferma nella sala riunioni dell’impianto di via Malta il direttore generale dell’area tecnica Paolo Rossetti – Non ci sono camini, non ci sono scorie né rilasci liquidi, non ci sono processi termici, l’impatto ambientale non è significativo: avvertiamo però le difficoltà e le diffidenze dei cittadini della zona interessata e per cui vedremo che indirizzi verranno presi. Eventualmente, su dove fare l’impianto, valuteremo altre ipotesi: per noi non c’è alcun problema».

    Per A2A, dunque, non è indispensabile la realizzazione a Buffalora.La decisione di fare l’impianto è quindi definitiva: i test di laboratorio sono stati positivi, ora si passa alla fase sperimentale e se anche questa darà i risultati sperati allora verrà fatto un impianto industriale. La tempistica prevede la fase sperimentale dal 2013 e l’eventuale sviluppo su scala industriale a partire dal 2015. Nell’inceneritore di via Malta vengono bruciate in questo momento 800 mila tonnellate di rifiuti all’anno e ne vengono prodotte 131 mila di scorie pesanti e 37 mila di ceneri. Piene di metalli pesanti, composti organoclorurati e altre sostanze tossiche che al momento vengono trattate in Germania al costo di 130 euro per ogni tonnellata. L’idea è di trattarle in casa e di cristallizzarle le ceneri attraverso un processo di ripulitura, asciugamento e rimescolamento e di ottenere quindi un prodotto finito che può essere utilizzato come sale e sabbia da buttare sulle strade in inverno o in edilizia.
    Le dimensioni dell’impianto sperimentale – che A2A vorrebbe o avrebbe voluto in via Chiappa a Buffalora – sono ridotte: 400 metri quadrati in tutto, che diventano poco meno di 600 tenendo conto dei silos che dovrebbero contenere le ceneri. La richiesta con la domanda di valutazione di impatto ambientale è già stata depositata in Regione e c’è tempo fino al 5 settembre per presentare eventuali osservazioni.

    Rossetti replica alle osservazioni di chi, tra gli ambientalisti, sottolinea l’inutilità del trasporto di ceneri dall’inceneritore all’impianto. «La questione logistica è ininfluente – spiega – stiamo parlando del passaggio di un camion ogni quindici giorni visto che si parla del trattamento di poco più di una tonnellata al giorno». Quanto ai possibili sviluppi industriali, il direttore dell’area tecnica della società è netto: «Se i risultati saranno positivi lo faremo, ma escludo che possa essere fatto a Buffalora: pensare a un impianto industriale in quel contesto non avrebbe senso».Sul problema più generale dei rifiuti, Rossetti rileva che «il nostro obiettivo è trattarli in modo da valorizzarne il contenuto energetico: pensare al rifiuto come a una risorsa, non come qualcosa da allontanare».
    Il direttore dell’area tecnica Rossetti nega che questo approccio abbia conseguenze sulle politiche di raccolta differenziata o sul tema, più generale, della riduzione della quantità di rifiuti in circolazione: «Comparando i dati con città di analoghe dimensioni non è vero che la nostra raccolta differenziata sia così bassa. E per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti abbiamo diversi progetti in campo, che stiamo realizzando insieme alla Regione».

    dal corriere.brescia

  5. Navdanya

    INCENERITORE DI BRESCIA: FIORE ALL’OCCHIELLO D’EUROPA!!!

    Da Trento a Firenze, a Palermo, l’Italia è percorsa, com’è noto, dalla furia bipartisan della lobby dell’incenerimento dei rifiuti. E Brescia, con il più grande inceneritore d’Europa, da 800mila tonnellate, in funzione da oltre 8 anni, è portata in ogni contrada come esempio illustre da imitare.

    Chi percorre l’autostrada Milano – Venezia non può non osservare con stupore questa sorta di cattedrale postmoderna con un’altissima torre quadrata svettante, di un azzurro tenue che diventa più intenso verso l’alto fino a confondersi con il cielo: è la rappresentazione fisica del camuffamento di un impianto di incenerimento dei rifiuti con una facciata pulita, coerente con il nome che è stato imposto all’impianto, tuttora copyright esclusivo di Asm, “termoutilizzatore”. Ma il viaggiatore intelligente e critico si chiede anche come sia stato possibile costruire un simile megaimpianto all’interno di una città, che, per la sua antica storia industriale, si può immaginare non proprio indenne da inquinamento. In verità Brescia, per aver ospitato accanto al centro storico per un secolo l’industria chimica Caffaro, l’unica produttrice in Italia di PCB, è la città al mondo con la più grave contaminazione da diossine e da PCB nei suoli e nel sangue dei cittadini. Ed è anche la città con livelli di PM10 e PM2,5 più elevati della Lombardia, perfino della stessa Milano, e quindi, si può dire, d’Europa. Mille ragioni dunque perché a Brescia si evitasse la costruzione di un impianto a così forte impatto ambientale. Così invece non è stato, e sarebbe alquanto lungo spiegare perché (Chi fosse interessato ad approfondire il tema veda: Marino Ruzzenenti, L’Italia sotto i rifiuti, Jaca Book, Milano 2004. ItaliaRifiuti.pdf). Sta di fatto che Asm, l’azienda dei servizi ex municipalizzata proprietaria dell’impianto, seppe coinvolgere fin dalla progettazione una parte importante dell’ambientalismo, l’immancabile Legambiente, con cui strinse un “patto ambientalista”: l’inceneritore avrebbe bruciato 266.000 tonnellate di rifiuti perché il resto, la parte più rilevante, sarebbe andata alla raccolta differenziata: il cosiddetto doppio binario del “sistema integrato”, coniato da Paolo degli Espinosa. Sennonché, quando l’impianto entrò in funzione con le due linee previste, si scoprì che le tonnellate incenerite erano circa il doppio, 500.000: siamo in Italia, “cosa fatto capo ha”, Legambiente non si disperò, né si dispera, per il “patto ambientalista” stracciato, e, nonostante Asm gonfiasse oltre misura la produzione di rifiuti in provincia di Brescia con l’assimilazione spinta, già per quelle due linee i rifiuti urbani autoctoni non erano sufficienti, per cui se ne doveva importare una parte da fuori provincia per alimentare l’inceneritore.

    Le 12 favole di Asm

    Quella dell’inganno sulla dimensione reale dell’impianto fu la prima delle “favole” (Dodicifavole.pdf) che utilizzò Asm per persuadere l’opinione pubblica e costruirsi un consenso e che vennero denunciate da due comitati ambientalisti informali ed indipendenti, Cittadini per il riciclaggio e Comitato Ambiente città di Brescia.

    Questi comitati, peraltro, si erano opposti al sovradimensionamento, a loro parere illegittimo, dell’inceneritore ricorrendo anche alla Magistratura amministrativa e ottenendo dal TAR di Brescia, nel dicembre 2000, la clamorosa chiusura per un mese dell’inceneritore avviato dal 1998 (TAR.pdf).

    Gli stessi Comitati, nell’indifferenza dell’ambientalismo istituzionale, avevano prodotto una critica serrata al piano rifiuti provinciale, dimostrando la non necessità di un simile mega impianto (PianoRifiuti.pdf).

    Asm senza ritegno: anche la terza linea

    A questo punto, verrebbe da chiedersi da parte di un osservatore esterno di buon senso: ma come si è potuti arrivare, in quel contesto, a costruire una terza linea per un totale di 800.000 tonnellate? E, si badi bene, questo ulteriore “salto di quantità” è avvenuto con un’amministrazione comunale, proprietaria di Asm, di centro sinistra e con tanto di assessore all’Ambiente dei Verdi. Appare lapalissiano che se due linee dell’inceneritore risultavano già sovradimensionate, così da richiedere l’importazione da fuori provincia di rifiuti speciali e urbani sotto forma di Cdr, non vi poteva essere nessun bisogno di una terza linea. Tuttavia, la nuova terza linea dell’inceneritore avrebbe potuto rimpinguare la dotazione di Asm di Cip6 (contributi “impropri” all’incenerimento dei rifiuti, assimilato ad energie rinnovabili) da 40 a oltre 60 milioni di euro l’anno. Ed ecco il capolavoro di Asm per piegare la riottosità di chi all’interno dell’amministrazione comunale non poteva non rilevare l’assurdità dell’operazione: “offre” all’Assessorato all’Ambiente del Comune una dotazione di 5 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciati nella nuova linea, pari a circa 1 milione e mezzo di euro all’anno, destinati ad attività ecologiche, piste ciclabili, implementazione di energie rinnovabili ecc.; in cambio ottiene l’assenso dello stesso Assessore all’Ambiente dei Verdi alla terza linea dell’inceneritore (da costruirsi, tra l’altro, senza Via) e, già che c’era, anche a una nuova centrale turbogas da 400MW, sempre all’interno della città, accanto all’inceneritore (delibera di Giunta del Comune di Brescia del 30 gennaio 2002. Delibera.pdf). Quell’“offre”, si noti, è messo volutamente tra virgolette perché il paradosso è che Asm è per oltre il 70% proprietà del Comune che la controlla, il quale potrebbe e dovrebbe decidere anche come utilizzarne gli utili. In conclusione si tratta di un’incredibile pantomima in cui Asm finge di essere “generosa” con l’Assessorato all’Ambiente del Comune, con i soldi che dovrebbero appartenere allo stesso Comune proprietario, “erogando” un “finanziamento ecologico”, peraltro, che ammonta a meno del 10% del contributo Cip6 ottenuto dallo Stato con la terza linea. L’incredibile della vicenda è che ancora oggi i Verdi di Brescia rivendicano la giustezza di quella scelta (“La verità è contenuta nella delibera di Giunta Comunale del 30.01.2002”, ribadisce in data 10 luglio 2007 l’Assessore all’Ambiente dei Verdi), nonostante la Corte di Giustizia europea, il 5 luglio 2007, abbia bocciato la Terza linea dell’inceneritore di Brescia per mancanza di Via e di adeguata pubblicizzazione (CorteGiustiziaUe.pdf) e la Commissione Via del Ministero dell’Ambiente (notizia di stampa del 26 luglio 2007), abbia rinviato al mittente la procedura per la centrale turbogas proposta da Asm e prevista, insieme alla terza linea, da quella famosa delibera di Giunta.

    Condanna della Corte di giustizia europea

    Tutto ciò perché i soliti Comitati indipendenti e impertinenti già dal 2002 si erano opposti tenacemente alla terza linea, sia perché non necessaria, sia perché la favoladelle biomasse nascondeva in realtà rifiuti speciali come il pulper di cartiera costituito essenzialmente da plastiche e contaminato da metalli e da cloro (a cui poi si aggiungerà addirittura il Cdr, combustibile derivato dai rifiuti, ovvero rifiuti urbani mascherati), sia perché non era neppure prevista la Valutazione di impatto ambientale: presentarono una diffida alle Autorità (DiffidaTerza.pdf) e un ricorso alla Commissione dell’Unione europea per inadempienza al diritto comunitario (RicorsoUe.pdf). Nonostante, successivamente, i Comitati abbiano più volte messo sull’avviso le Autorità preposte sulla imprescindibile necessità della VIA (ComitatiTerza1.pdf; ComitatiTerza2.pdf;ComitatiTerzaVia.pdf), non si volle scientemente ottemperare alle indicazioni provenienti dall’Unione europea, neppure di fronte alla decisione della Commissione Ue di adire la Corte di giustizia (CommissioneUeCorte.pdf).

    La condanna dell’Ue, quindi, esplicitamente sancisce la non validità della Via fatta per finta e affrettatamente da Asm, dopo aver messo in attività l’impianto, complice l’allora ministro dell’Ambiente Matteoli, per cui attualmente la terza linea funzionerebbe priva di autorizzazioni. Ovviamente la vicenda della terza linea non è conclusa, perché i Comitati ritengono che vada interrotta l’attività in attesa di riprendere da capo tutto l’iter autorizzativo e per questo intendono agire a tutti i livelli, sia nei confronti delle responsabilità politiche e dei funzionari preposti, sia presso la magistratura ordinaria e amministrativa (TerzaLinea.pdf).

    Emissioni problematiche

    Gli sforzi di Comune di Brescia e di Asm, assecondati dalla locale Università, per rappresentare un inceneritore ad emissioni pressoché zero producono nel 2004 uno studio, per l’appunto ad usum Asm, secondo il quale l’inceneritore e tutto il polo energetico Asm influirebbero per meno dell1% sull’inquinamento dell’aria della città (AriaAsm.pdf). Sarebbe la sanzione “scientifica” di quanto Asm ha sempre sostenuto: che l’inceneritore pulirebbe (sic!) l’aria di Brescia (AsmAriaPulita.pdf). A sostegno di queste posizioni scende in campo nel 2007 anche il presidente di Legambiente di Brescia con una nota critica al volume L’Italia sotto i rifiuti, (LegambienteEmissioni.pdf) alla quale risponderà lo stesso autore (RispostaLegambiente.pdf). La realtà è invece ben diversa ed è stata in diverse occasioni denunciata dai soliti comitati, Cittadini per il riciclaggio e Comitato Ambiente città di Brescia. Fin dai primi anni vengono evidenziate le importanti emissioni a carico dell’inceneritore (EmissioniInceneritore.pdf), ancorché sotto i limiti di legge; questi limiti sono definiti, però, per metro cubo e non in termini assoluti, prescindendo dalla dimensione enorme dell’impianto, e quindi dalle quantità di aria contaminata immessa in ambiente. I Comitati si soffermano, nel 2004, in particolare su anomali picchi di concentrazioni di PCB (Emissioni PCB.pdf), inquinanti già oltremodo presenti nei terreni di Brescia per il “caso Caffaro” e torneranno nel 2005 a lamentare le mancate risposte a precisi quesiti sollevati a proposito di diossine e PCB (DiossinePCBInceneritore.pdf). L’obiettivo di queste iniziative è quello di ottenere dei miglioramenti significativi, sia nel controllo delle emissioni (campionamento in continuo dei microinquinanti), sia nella loro riduzione, in particolare con l’installazione di un sistema catalitico (SCR) per l’abbattimento degli ossidi di azoto (NOx), precursori delle polveri fini (PM2,5) e delle nanoparticelle (PM0,1). In effetti, con il 2006, sembrerebbe che anche le Autorità preposte si siano orientate a chiedere ad Asm di procedere alla implementazione di tali dispositivi e sembra che Asm stia realizzando prime sperimentazioni in tal senso (EmissioniRisultati.pdf). Rimane il fatto che l’aria di Brescia è fra le più inquinate d’Europa, peggiore di quella di Milano.

    Le favole lucrose del Cip6 e della tariffa

    Lo scandalo del Cip6 è troppo noto. L’Italia, da anni, butta via la maggior parte delle risorse destinate alle energie rinnovabili per finanziare l’incenerimento dei rifiuti e dei residui di raffinazione, le cosiddette “assimilate” (Per saperne di più: ImbroglioCip6.pdf). Asm, per l’inceneritore di Brescia, percepisce circa 60 milioni di euro all’anno, per 8 anni, cioè un totale di 480 milioni di euro (AsmCip6.pdf): una cifra colossale, con cui si potrebbero coibentare le case di Brescia, dotarle di pannelli solari per l’acqua calda e fotovoltaici per l’energia elettrica, con un abbattimento drastico dei consumi energetici; nonché finanziare i Comuni per incentivare una riduzione consistente dei rifiuti e una raccolta differenziata di qualità, e tante cose ancora (non ultima, la bonifica della zona Caffaro). Ma l’altro problema che emerge è che la tariffa pagata dai bresciani per i rifiuti è del tutto indebita e forse illegale, come i soliti Comitati nel 2005 hanno dimostrato: a Brescia lo smaltimento, grazie ai contributi Cip6, per Asm non è un costo, ma un ricavo, mentre viene addebitato come se i rifiuti andassero in discarica (AsmTariffa.pdf): un vero scandalo!

    La favola del premio internazionale

    Nel 2006 l’inceneritore Asm è proclamato “campione del mondo”, avendo vinto il “Wtert 2006 Industry Awart” (AsmCampione.pdf). Sennonché il dottor Francesco Pansera scopre che l’Ente premiatore, Wtert, della Columbia University ha tra gli sponsor la Martin GmbH, Germany, produttrice dello stesso impianto Asm (AsmCampioneFavola.pdf).

    La favola della Raccolta differenziata al 40%, in realtà a -20%

    Come noto, Asm millanta un 40% di raccolta differenziata, mentre in realtà questa, riferita al rifiuto urbano in senso stretto, cioè quello domestico prodotto dalle famiglie, è sotto lo zero. Si tratta di una delle tante “favole” del sistema Brescia. Asm, infatti, ha il problema di alimentare il mega inceneritore possibilmente con rifiuti urbani (che le vengono pagati!) e per incentivarne la produzione ha disseminato per le vie di Brescia cassoni enormi, vere e proprie “discariche stradali” (ImmaginiRD.pdf). Inoltre ha spinto l’assimilazione dei rifiuti speciali provenienti da attività economiche (artigiani, commercianti, ristoratori…) al punto tale da raddoppiare la quantità del rifiuto urbano: così, nonostante il “presunto” 40% di RD, il rifiuto indifferenziato che rimane da trattare nell’inceneritore (“tanti bei soldini”) risulta superiore del 20% al rifiuto domestico prodotto dai bresciani (in sostanza si raddoppiano artificialmente con gli speciali gli Rsu prodotti, da 1 kg/die pro capite a 2 kg, se ne detrae un 40% di finta RD e si ottiene kg 1,2 da smaltire, ben più del chilogrammo di rifiuto domestico in senso stretto). Insomma un capolavoro di raccolta differenziata alla rovescia (DifferenziataRovescia.pdf). Ciò che sorprende è che Legambiente nel proprio Ecosistema urbano pubblicato ogni anno dal “Sole 24 ore” avvalori questa “illusione ottica” di Asm (DifferenziataLegambiente.pdf).

    La paleotecnica dell’incenerimento

    In conclusione, proprio il “modello Asm” è la dimostrazione che l’incenerimento è una trappola micidiale, nemica di una corretta gestione dei rifiuti, espressione di quella che Mumford chiamava “paleotecnica”: una produzione di rifiuti da record, doppia delle realtà virtuose, con una raccolta differenziata inefficace che non riesce neppure ad intercettare l’incremento di rifiuto prodotto per cui l’indifferenziato da smaltire, con l’inceneritore, è in continuo aumento; una grande quantità di rifiuti, in uscita dall’impianto, in parte anche pericolosi, da collocare in discarica, superiore addirittura all’ipotesi di una gestione corretta senza inceneritore (riduzione e differenziazione spinta); una pressoché irrilevante produzione di energia, conveniente solo perché incentivata dallo Stato ed in regime protezionistico; infine un’aggiunta di inquinamento che, nel caso di Brescia, va a compromettere ulteriormente un ambiente urbano tra i più contaminati al mondo. Va rilevato, infatti, che anche dal punto di vista energetico la soluzione dell’incenerimento è decisamente svantaggiosa (RifiutiMateriaEnergia.pdf). Ed i conti energetici non tornano comunque, anche se venisse associato al teleriscaldamento di grandi dimensioni, stile pianificazione sovietica, come nel caso di Brescia.

    L’alternativa alla “trappola” dell’incenerimento: rifiuti zero

    L’alternativa all’incenerimento è nota. L’abbiamo indicata anche a Brescia in un convegno nazionale promosso da Forumambientalista nell’ottobre del 2006 (PiattaformaRifiuti.pdf): politiche efficaci con adeguati incentivi per la riduzione della produzione dei rifiuti, per la raccolta differenziata di qualità con il “porta a porta” e la tariffa puntuale, per il riuso e il riciclaggio dei materiali recuperati; abolizione del Cip6 e riorientamento di queste risorse verso gli enti locali che raggiungono obiettivi virtuosi di qualità, così come in quell’occasione furono puntualmente indicati da Gianluigi Salvador, del Wwf (WwfRifiutiQualità.pdf).
    Si tratta di una strategia che si muove verso la prospettiva rifiuti zero e che non è più solo proposta teorica, ma vede già importanti realizzazioni in particolare da parte del Consorzio Priula di Treviso, formato da circa 219.000 abitanti: riduzione della produzione di rifiuti a 0,9 kg/die/pro capite (a Brescia oltre 2 kg!); raccolta differenziata oltre il 75%, per cui il rifiuto residuo da smaltire è pari 0,22 kg/die/pro capite (http://www.consorziopriula.it/), circa un sesto di quello della città di Brescia e un quinto di quello provinciale. Se a Brescia si applicasse il “modello Priula”, senza l’inceneritore, avremmo circa 90.000 tonnellate di rifiuti, per ora, da collocare in discarica, esattamente la metà delle 180.000 tonnellate di scorie prodotte dall’inceneritore Asm (di cui 30.000 di rifiuti pericolosi).

    Il “modello Asm” non è la soluzion all’emergenza rifiuti in Campania.Diossine nel latte anche a Brescia

    All’inizio del 2008, Brescia si confronta con l’emergenza rifiuti in Campania:il “modello Asm” non è la soluzione, anzi…
    CampaniaRelazione.pdf).
    La relazione è presentata al convegno scientifico Ambiente e territorio, organizzato, il 23 febbraio 2008, dall’Assise Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, da Forumambientalista e da Rete Nazionale Rifiuti Zero. (CampaniaConvegno.pdf).

    Ed in effetti verso la fine del 2007 ed i primi mesi del 2008 sono emersi a Brescia alcuni problemi inquietanti che avvicinano la situazione di Brescia a quella della Campania.
    Si scopre che in 18 aziende agricole collocate a sud dell’inceneritore (a nord ci sono solo abitazioni!) il latte è contaminato dalle diossine
    (DiossineLatte.pdf;DiossineLatte2.pdf). Ovviamente il Comune di Brescia si affretta ad assolvere da ogni responsabilità il proprio inceneritore.
    Sennonché in marzo è costretto a rendere pubblici i risultati di un’indagine su diossine e PCB nell’aria di Brescia (DiossineAriaBrescia1.pdf): le concentrazioni rilevate sonoelevatissime, molto di più che in altre città di confronto, compresa Taranto attorno all’Ilva. Il Comune di Brescia vorrebbe sostenere ancora che il proprio inceneritore non è imputabile. Ma l’indagine è stata effettuata tra il 2 ed il 21 agosto 2007, durante le ferie, quando il traffico è ridotto e le acciaierie sono chiuse, ma l’inceneritore funziona a pieno ritmo…(DiossineAriaBrescia2.pdf)

    Il “modello Asm”: la scienza al servizio della lobby dell’incenerimento

    Presentata a Napoli, all’Istituto di studi filosofici, nel convegno internazionaleScienza e Democrazia – 4, 15-17 maggio 2008, una relazione su come, anche nel caso di Brescia, la scienza si sia messa al servizio della lobby dell’incenerimento.
    (ScienzaDemocraziaInceneritori.pdf)

    Inceneritori e tumori: tema controverso

    Sempre caldo, nel 2008, il dibattito su inceneritori e tumori. Ad Exit, de La 7, l’oncologo francese Belpomme, autore dell’appello di Parigi su chimica e salute(ChimicaSaluteParigi.pdf) parla di Veronesi che aveva sentenziato: l’impatto sui tumori è “assolutamente zero”. La posizione critica di Belpomme è confortata dai risultati allarmanti di un’indagine su inceneritori e tumori dell’Istituto di vigilanza sanitaria francese.(InceneritoriTumori.pdf)

    Brescia-Napoli rifiuti connection
    La ”Brescia-Napoli rifiuti connection” sta surriscaldando il clima politico a Brescia nel già bollente luglio 2008. Venerdì 4, Il sindaco di Napoli Jervolino, con 24 politici al seguito, viene in visita all’inceneritore Asm di Brescia, accolto dal Presidio diComitati ed ambientalisti locali: “Vedi Brescia e poi muori!” (AsmJervolinoPresidio.pdf; filmato su ). L’intento era spiegare alla signora Jervolino come da Brescia non abbia nulla da imparare (AsmJervolinoLettera.pdf). La polemica politica intanto è infuocata dalla ventilata ipotesi che nell’inceneritore Asm debbano giungere i rifiuti campani(AsmCampaniaRifiutiConnection.pdf). Se accadesse, sarebbe un gigantesco business per Asm-A2A(AsmCampaniaRifiutiBusiness.pdf).

    L’inceneritore Asm-a2a “campione del mondo”… di emissioni

    Presentata, dai Comitati ambientalisti indipendenti di Brescia, alla stampa e alle Autorità una critica puntuale al Rapporto dell’Osservatorio sul Termoutilizzatore2006-2007: troppe cose non vanno nelle emissioni dell’inceneritore Asm(AsmInceneritoreEmissioni.pdf).

    Latte alla diossina a Brescia. Ma l’inceneritore Asm non c’entra…

    Nel settembre 2008 sono stati pubblicati dall’Asl di Brescia i dati sulle diossine nel latte di alcune cascine collocate attorno all’inceneritore Asm. La contaminazione èdiffusa e allarmante, ma secondo le “Autorità competenti” l’inceneritore Asm andrebbe assolto … a priori (DiossineLatteAriaInceneritore.pdf).

    L’inceneritore Asm potrebbe spegnersi… per mancanza di rifiuti

    L’11 ottobre 2008 si è tenuto a Brescia un convegno sulle buone pratiche nella gestione dei rifiuti: se venissero applicate a Brescia, il rifiuto da smaltire si ridurrebbe a un quinto e si potrebbe quasi del tutto spegnere l’inceneritore Asm (RifiutiBuonePraticheRealizzate.pdf).

    L’inceneritore “campione del mondo” ha bisogno di una sistematina da 100 milioni di euro!

    Il 10 febbraio 2009 la stampa (InceneritoreAsmStampa.pdf) informa che, dopo soli 10 anni di attività, l’inceneritore Asm-a2a ha bisogno di essere sistemato e ammodernato” [!]. Cento milioni di euro per mettere, tra l’altro, i catalizzatoririchiesti da sempre dagli ”ambientalisti indipendenti”. Davvero una figuraccia per i troppi “turibolanti” di Asm (scienziati, “ambientalisti istituzionali”, “Verdi”…)(InceneritoreAsmSistemazione.pdf).

    Finisce traumaticamente l’era Capra in Asm

    Il 3 giugno 2009 l’ingegner Renzo Capra, per trent’anni “padre-padrone” di Asm, viene in malo modo mandato a casa. E’ la conclusione drammatica di un’era che merita un’attenta riflessione (AsmCapra.pdf).

    Emissioni record di diossine: l’Arpa smentisce la propaganda Asm

    In sede di Otu del Comune di Brescia, viene resa pubblica la Relazione tecnica dell’Arpa del 28 settembre 2009 nell’ambito dell’attività ispettiva prevista dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale): ebbene risulta che le emissioni di diossine dall’inceneritore Asm-a2a sono almeno 10 volte superiori a quelle normalmente rilevate dal Negri e propagandate dall’azienda; inoltre emerge con chiarezza il problema delle abnormi dimensioni dell’impianto che ne pregiudicano il funzionamento futuro (InceneritoreAsmArpaAnalisi.pdf).

    Commissariato il Piano provinciale rifiuti: Anche la terza linea per gli urbani

    La Regione Lombardia all’inizio del 2010 commissaria il Piano provinciale rifiuti(RifiutiPianoCommissariato.pdf)) per rimuoverne gli eccessivi vincoli: la Terza linea dell’inceneritore si aprirebbe ai rifiuti urbani, ammazzando la raccolta differenziata. Il commissariamento fa seguito alla Diffida della stessa Regione di qualche mese prima: bruciare rifiuti urbani, anche senza i Cip6, può ancora convenire, non gli speciali che costano (RifiutiPianoDiffidaTerzaLinea.pdf).Unanime il coro di proteste a Brescia
    (RifiutiPianoCommissariatoStampa.pdf)

    Emissioni di diossine: Rilievi controversi ed errati della Consulta dell’Ambiente del Comune di Brescia. Ignorati i veri dati allarmanti dell’Arpa

    La Consulta per l’Ambiente del Comune di Brescia enfatizza rilievi controversi ed anche errati sulle diossine nell’aria ambiente del piazzale dell’inceneritore Asm-a2a, mentre ignora del tutto i veri dati allarmanti sulle emissioni di diossine certificati dall’Arpa nel novembre 2009 (InceneritoreAsmDiossineConsulta.pdf).
    Da segnalare, per il rigore, la nota critica di Marco Caldiroli sulla Relazione dell’Arpa di Brescia (InceneritoreAsmNotaCaldiroli.pdf).

    Ulteriore conferma: l’inceneritore nemico di una corretta politica dei rifiuti. Brescia pecora nera nella raccolta differenziata

    Produzione di rifiuti esagerata, raccolta differenziata ferma al palo, 5 punti sotto gli obiettivi di legge: questo il quadro che emerge dagli ultimi Rapporti sui rifiuti urbani (dati 2008) resi pubblici recentemente a Roma dall’Ispra e a Brescia dall’Osservatorio provinciale rifiuti (RifiutiUrbaniBrescia2010.pdf).

    Diossine nell’aria di Brescia sud. L’Arpa fa l’impossibile per non coinvolgere l’inceneritore A2A, in omaggio al tabù della sua intoccabilità.

    A metà gennaio 2011 viene pubblicata un’indagine dell’Arpa di Brescia sulle diossine a San Polo. (DiossineSanPoloArpa1.pdf; DiossineSanPoloArpa2.pdf). Una lettura critica ne evidenzia limiti e contraddizioni: da un canto l’anomala metodologia adottata non permette di confrontare i dati con precedenti indagini; dall’altro si è fatto l’impossibile per non coinvolgere l’inceneritore A2A, in omaggio al tradizionale tabù. (DiossineSanPoloCommento.pdf)

    Brescia sempre peggio nella gestione dei rifiuti. Comune e Consulta dell’Ambiente protagonisti del fallimento.

    Aumento ulteriore della produzione di rifiuti, raccolta differenziata in diminuzione: questi i risultati delle iniziative per la riduzione dei rifiuti del Comune di Brescia e della Consulta dell’Ambiente (RifiutiUrbaniBrescia2011.pdf).

    Per il megainceneritore rifiuti importati da ogni dove.

    Aumento sfrenato dell’importazione di rifiuti, speciali e urbani, per “compensare” i rifiuti venuti a mancare al forno (e ai guadagni di a2a) con l’adozione in alcuni comuni della Provincia della raccolta domiciliare “porta a porta” (InceneritoreRifiutiImportati.pdf).

    Da Parigi per dire che l’inceneritore fa male.

    “Inceneritore = tumore e morte”, è il messaggio che un giovane ha portato da Parigi ai bresciani incoscienti (InceneritoreNocivoDenuncia.pdf).

    Con il 2012 rifiuti urbani da mezza Lombardia per la terza linea dell’inceneritore A2A?

    Nel 2012 si esauriscono i Cip6 anche per la terza linea: in arrivo a Brescia 300.000 tonnellate di rifiuti urbani da tutta la Lombardia? (InceneritoreRifiutiLombardi.pdf)

    da saluteverona.it

  6. Navdanya

    Tav e Buffalora, Prc chiede una svolta
    LA POLEMICA. L’accusa di Rifondazione: «Sull’ambiente, dalle forze politiche tanta propaganda, ma poche risposte»
    Bertocchi: «Sul caso di via Toscana poca trasparenza E il termoutilizzatore va chiuso, non certo ampliato»

    27/08/2012
    e-mailprintA
    Da Rifondazione arriva la richiesta di chiudere il termoutilizzatore «Si sta giocando sulla salute dei bresciani e sulla qualità dell’ambiente. Sulle questioni ambientali le forze politiche sia di centrodestra che di centrosinistra stanno mettendo in campo propaganda, tanta strumentalizzazione ma poche risposte vere alle esigenze reali dei cittadini». Rifondazione Comunista entra a gamba tesa nel dibattito di queste settimane in merito a due questioni roventi, come la costruzione di un impianto di recupero delle ceneri di risulta del termoutilizzatore e l’esproprio di case di via Toscana per lasciar spazio alle linee dell’Alta Velocità ferroviaria. SULLA PRIMA VICENDA Fiorenzo Bertocchi, segretario del Prc è convinto che «A2A stia pensando alla scadenza della cosiddetta certificazione verde che avverrà il prossimo anno, muovendosi per mantenere una fonte di entrata notevole come il termoutilizzatore, che invece per noi va chiuso, non ampliato. La sensibilità ambientale dei cittadini è aumentata e la tecnologia ormai supporta alternative alla tradizionale gestione dei rifiuti: per esempio la plastica può essere oggi sostituita da tanti altri materiali, come si è dimostrato in alcune feste popolari estive». QUANTO ALLA LINEA Alta Velocità Brescia-Verona Bertocchi denuncia una mancanza di trasparenza e di informazione: «Gli esponenti dei comitati hanno denunciato più volte l’indifferenza e la disinformazione in merito alla vicenda che li riguarda e questo rischia di non far mettere in moto le forze politiche – sostiene il segretario di Rifondazione -: sul Garda è attivo un coordinamento No Tav ma nell’Ovest e in città non ci sono state prese di posizione da parte dei partiti. Anzi, il candidato sindaco del Pd sostiene che la Tav serve ai cittadini, cosa del tutto non vera. E se vogliono coinvolgere i bresciani, sensibilizzando sulla situazione delle loro case a rischio esproprio, gli abitanti di via Toscana dovrebbero sforzarsi di proporre un ragionamento ampio sulle modalità del trasporto pubblico, sulla mobilità delle merci e delle persone in chiave di sostenibilità ambientale». Queste le sfide imminenti, secondo Prc, che la sinistra dovrebbe cogliere e portare avanti non tanto «nella campagna elettorale – avverte Bertocchi -, quanto nelle azioni concrete da intraprendere per soddisfare le esigenze dei cittadini».

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