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Ott 19

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PROCURATO ALLARME ? DENUNCIATECI TUTTI

 

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PROCURATO ALLARME ? DENUNCIATECI TUTTI

Mercoledi 21 ottobre si terra’ l’udienza preliminare in relazione alla “ richiesta di rinvio a giudizio “ nei confronti di nove attivisti che il 30 aprile del 2014 occuparono per alcune ore l’ufficio del direttore generale dell’ASL di Brescia il dott. Carmelo Scarcella. Iniziativa promossa da Stop Biocidio Brescia, una rete di circa 40 comitati ambientalisti che il 10 maggio successivo diedero vita a una manifestazione partecipata da migliaia di persone per chiedere alle istituzioni misure urgenti per bonificare il territorio altamente inquinato di Brescia e Provincia . In particolare questa iniziativa voleva sottolineare il “ carattere negazionista dell’Asl di Brescia “ che continua a minimizzare l’emergenza sanitaria di Brescia e provincia : prima a livello nazionale nell’insorgenza di patologie tumorali, prima come aria e suolo inquinato, prima nel numero di cave e discariche , prima come numero di fonderie ecc.

Nell’occasione alla stampa era stato diffuso un comunicato dal titolo Negano il presente per rubarci il futuro dove si diceva “ Siamo qui oggi a denunciare le colpe dell’Asl e in particolare dei suoi dirigenti, che, in maniera assolutamente irresponsabile, continuano a prodigarsi nel minimizzare questa situazione, quasi a volersi assolvere dalle proprie responsabilità passate. Anzi, negli ultimi mesi abbiamo assistito al tentativo di delegittimare e denunciare quei comitati e quelle singole persone che hanno invece avuto il merito di aver portato a galla la verità (a questo proposito ci paiono abbastanza evidenti, quindi, le responsabilità di questa istituzione nell’aver nascosto e insabbiato il disastro ambientale che oggi Brescia si trova ad affrontare). Così è successo nel caso dei risultati emersi dallo studio Sentieri e dalle conseguenti accuse di “allarmismo” rivolte al professor Ricci. Così è successo con la pubblicazione dell’opuscolo riguardante i parchi pubblici all’interno del sito Caffaro, dove addirittura, sottovalutando le concentrazioni degli inquinanti riscontrate, si invitano i cittadini a tenere comportamenti pericolosi per la propria salute. Così leggiamo le minacce di denuncia per “procurato allarme” rivolte ai comitati…..A Brescia dovrebbe essere  riconosciuto e fatto valere il principio di precauzione ed attuate strategie, oltre che di prevenzione, anche di riduzione del danno. Va individuato in tempi rapidi un piano sanitario specifico per le zone maggiormente a rischio. Va istituito, come stabilito per legge, un osservatorio epidemiologico provinciale in grado di stabilire il nesso causa – effetto tra salute e devastazione ambientale indipendente e partecipato da cittadini e comitati.”

L’occupazione dell’ufficio di Scarcella duro’ un paio di ore e non interferi’ in nessun modo con l’attivita’ del personale presente in quel momento , tanto che da li’ a pochi giorni, il 9 maggio ( giorno prima del corteo ) si svolse l’incontro tra una delegazione dei comitati e lo stesso Direttore Generale dott. Carmelo Scarcella. Proprio in questa occasione ci fu un inedita apertura dell’Asl nei confronti di alcune istanze proposte «Stopbiocidio» . La novità più rilevante è senza dubbio stata l’ammissione da parte dell’azienda sanitaria che vi sia una correlazione tra l’insorgere di tumori a Brescia e la presenza di PCB tanto che lo stesso Marino Ruzzenenti , storico dell’ambiente che faceva parte della delegazione aveva commentato  “ E’ stata un’affermazione totalmente nuova da parte dell’Asl dopo anni di negazionismo. Ora non si può più dire che i pcb non abbiano provocato tumori anche nella nostra città». I delegati del comitato hanno chiesto il motivo dell’assenza dei dati sulle diossine nella guida al cittadino sul caso Caffaro distribuito alla popolazione. «Si leggono solo i dati sui pcb mentre vengono taciuti quelli sulle diossine. Nominare le diossine – ha continuato Ruzzenenti – fa troppa paura perché evoca Seveso, ma i cittadini devono essere informati». Un’altra critica che l’Asl non ha potuto ignorare e la promessa di porvi rimedio.

Il giorno dopo come detto migliaia di cittadini, partiti dalla Caffaro, arrivarono fin sotto Palazzo Loggia indossando la maschera con la scritta “ Procurato allarme ? denunciateci tutti  “. Magari non tutti ma nove si per interruzione e occupazione di pubblico ufficio per tutti e nove . Per uno di loro anche l’aggravante di “ diffamazione “ nei confronti dell’Asl di Brescia .

Ma cosa è successo da allora? E’ avvenuto il cambio di passo promesso dall’Asl ? Purtroppo NO . L’ASL prosegue nella sua politica negazionista: le diossine continuano a restare un tabu’ e cosi nella nuova guida pubblicata per il cittadino sul corretto “ uso dei parchi pubblici “ non si fa menzione sulla tossicità e cancerogenicità delle diossine e non vengono riportati i dati sulla contaminazione da diossine del sangue dei bresciani. Eppure questi ultimi erano stati pubblicati su una rivista internazionale nel 2008 a firma anche del Direttore dell’Asl Scarcella. Grazie a queste reiterate omissioni i bresciani non sapranno mai che i livelli di inquinamento e di contaminazione da diossine che si riscontrano a Brescia sono molto più elevati che in altri casi che hanno meritato una straordinaria attenzione dei media (Taranto, “Terra dei fuochi” e Seveso). Invece, limitandosi ai PCB, e grazie ad un’indagine “confezionata in casa” l’Asl può giungere alla solita conclusione rassicurante: “valori rilevati a Brescia sono simili, e in certi casi anche inferiori, a quelli registrati in popolazioni del nord Italia e di paesi europei ad elevata industrializzazione, mentre sono più elevati rispetto ai residenti in aree del sud Italia e degli USA”. Insomma, per l’Asl, la situazione per quanta riguarda la contaminazione da PCB dei bresciani sarebbe del tutto normale per il Nord Italia. Il fatto che qui abbia operato l’unica azienda italiana produttrice dei PCB e ne abbia sversato a tonnellate nell’ambiente cittadino sarebbe del tutto ininfluente. Dunque, perché accanirsi per bonificare il territorio, quando non vi sarebbero problemi di contaminazione umana e quindi sanitari?

Nel frattempo l’Arpa, a distanza di dieci anni dalla prima indagine sullo stato della falda del Sin Brescia – Caffaro ha pubblicato i risultati di una nuova campagna di monitoraggio delle acque sotterranee avviata nel giugno 2014 e conclusa nel 2015. Ne esce un quadro, se possibile, ancor più preoccupante con una falda gravemente ammalata per la presenza di diversi inquinanti, tossici e cancerogeni: diversi sicuramente di origine esclusiva Caffaro (PCB, mercurio, tetracloruro di carbonio, triclorometano, detto anche cloroformio..) altri come il cromo IV con origini identificate in situazioni di inquinamento acuto nella città (Baratti Eredi Inselvini, ex galvanica Forzanini, Oto Melara, Pietra…) e in parte proveniente dalla Val Trompia, altri genericamente di origine industriale in parte probabilmente provenienti dalla Val Trompia e dalle industrie a nord del sito Caffaro, zona Iveco).

Quindi non possiamo che leggere queste denunce come un atto politico: il tentativo, cioè, di ridurre una situazione così complessa e drammatica in una mera questione di legalità e ordine pubblico, ancora una volta per nascondere le proprie reiterate mancanze. Nonostante nessuno abbia più il coraggio di negare l’emergenza ambientale a Brescia, nonostante non sia più possibile negare la correlazione tra aumento di patologie tumorali e inquinamento, nemmeno da parte della stessa Asl bresciana (anche se permane l’abitudine a utilizzare sibilline perifrasi per descrivere questo nesso), se la protesta di cittadini e dei comitati esce dal binario della compatibilità con i percorsi decisi dalle istituzioni, questa va fermata, delegittimata e repressa. Per questo motivo, non se ne abbiano le istituzioni che governano il territorio bresciano, il risultato di questo processo non spaventa chi, ormai da anni, denuncia la devastazione del territorio e le conseguenze che questa ha sulla vita delle persone che lo abitano. Lo diciamo con orgoglio, i semi gettati in quei giorni hanno germogliato e continuano a crescere. Presto torneremo in tanti a dire“Basta Veleni” nella nostra provincia, con buona pace di dirigenti, politici e Scarcella vari.”

RAB – Rete Antinocivita’ Bresciana

 

 

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Navdanya

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