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Mag 10

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#StopBiocidio, #16m: #ancorainpiena

ancorainpiena_piccola

Pubblichiamo qui l’appello di #StopBiocidio – Campania. Nell’ambito della settimana di mobilitazione europea convocata dalla rete transnazionale Blockupy, una 16m comune di azioni diffuse sui territori, che parlassero la lingua comune delle comunità resistenti. E il 17m a Roma alla manifestazione per i beni comuni e i diritti sociali

Il 16 novembre più di 100.000 persone hanno invaso il cuore della città di Napoli.
Donne e uomini, cittadini, comitati, uniti dall’idea che si potesse e dovesse fermare il biocidio che da almeno vent’anni devasta la regione Campania.
Vent’anni di accordi tra la camorra e lo stato, vent’anni di commissariamenti utili unicamente a proteggere gli interessi di chi doveva speculare sulla nostra vita e sui nostri territori, vent’anni di leggi speciali, vent’anni in cui l’esercito era il paravento e la magistratura la mano che doveva colpire chi denunciava quello scempio. Vent’anni di discariche legali ed illegali, di inceneritori, di rifiuti tossici interrati senza scrupoli, con la complicità dell’imprenditoria locale e delle imprese settentrionali. Vent’anni in cui qualcuno aveva deciso che la nostra terra doveva essere la più grande discarica a cielo aperto d’Europa e il più impressionante dei laboratori di cancerogenesi esistenti.
Ma anche vent’anni di resistenza. La temporalità lunga dell’emergenza rifiuti è stata infatti la stessa temporalità delle lotte ambientali, dei presidi permanenti, dei comitati di base, dei cortei, delle occupazioni, della controinformazione, delle inchieste dal basso.
In questi vent’anni le comunità in lotta hanno saputo tessere relazioni, creare meccanismi di solidarietà e mutualismo che da subito hanno decostruito la retorica del nimbismo, l’odiosa accusa, costruita ad arte per difendere chi traeva profitto dall’emergenza, secondo la quale chi protesta lo fa per egoismo campanilista, per scongiurare un inconveniente a pochi metri da casa propria e non invece per opporsi alla logica di messa a profitto dei territori ovunque essa si manifesti.
Le centomila persone in piazza il 16 novembre smentiscono questo teorema, come lo hanno smentito le migliaia di persone protagoniste delle lotte contro le devastazioni territoriali in Campania: dai cortei nazionali contro la discarica di Chiaiano alle 10.000 persone che, ancora lo scorso autunno, si opponevano alla costruzione di un nuovo inceneritore a Giugliano.
In questi vent’anni le comunità in lotta hanno prodotto saperi e analisi, sfidando la controparte sul piano dell’alternativa. Oggi esiste un modello differente di gestione dei rifiuti, sostenibile per i territori e le comunità che li abitano, fondato sul controllo popolare dei meccanismi messi in campo.
Un modello che veniva articolato nella piattaforma di #fiumeinpiena, scolpito nella memoria di chi, a fine corteo, il 16 novembre ha attraversato la partecipatissima assemblea di Piazza Plebiscito.
Da questo patrimonio di relazioni, di conoscenze, di conflitto, di radicamento territoriale è andata consolidandosi una mobilitazione così grande ed importante da non avere pari nella storia recente della nostra regione. Una mobilitazione che – proprio per questo – per la storia che incarna, per la materialità viva delle esperienze che la animavano, non poteva essere e non è stata un evento ma ha trovato connessioni con il lavoro quotidiano di tanti sui territori.
A fronte di quest’esperienza la risposta delle istituzioni appare oggi non solo insufficiente, ma imbarazzante: se all’inizio sembrava dovesse sbloccarsi qualcosa per l’avvio delle bonifiche, le politiche di austerity che blindano l’azione politica dei governi degli ultimi anni hanno scavalcato anche chi provava a fare vaghe promesse elettorali sull’onda dello scandalo, del lutto e della sofferenza che riempivano le prime pagine dei giornali.
L’attuale governo – con la precisa volontà di archiviare la questione e imporsi come governo del nuovo, del consenso – ha messo in campo misure assolutamente insufficienti, che in qualche caso hanno addirittura significato deresponsabilizzazione e agevolazioni economiche per gli stessi inquinatori. Misure che facevano il paio con l’azione degli enti locali che, anzi – in primavera – hanno paventato la possibilità di aprire nuove discariche a Varcaturo e a Chiaiano.
Mentre le istituzioni non facevano nulla, però, i comitati hanno continuato a muoversi, a discutere tra loro, a crescere e a confrontarsi. Il tema del biocidio è stato un vettore di ricomposizione che ha travalicato la specificità campana, parlando ai tanti che sul territorio nazionale subiscono il ricatto di chi avvelena e specula e riuscendo a costruire comune senso politico tra le lotte contro tutte le contaminazioni ambientali e le altre esperienze di espropriazione delle risorse collettive: le lotte contro le grandi opere, i grandi eventi, le privatizzazioni.
Ciò che è avvenuto in Campania esprime un potenziale politico di mobilitazione che può divenire patrimonio comune di tutti quei territori le cui comunità hanno il compito di disegnare la geografia di una mobilitazione unitaria e, per questo, dirompente. L’avvelenamento della Val Pescara ad opera della Edison che per decenni ha smaltito a Bussi rifiuti tossici; il Lazio in cui si stanno ricostruendo ad arte le dinamiche antidemocratiche dell’emergenza rifiuti e dove interi territori, come la Valle del Sacco e la provincia di Latina, sono avvelenati dallo smaltimento di rifiuti industriali operato da criminalità e imprenditoria. Le speculazioni e i project financing che sottendono progetti come i cantieri della Orte-Mestre, del terzo valico TAV, dell’ EXPO 2015 a Milano. L’avvelenamento delle popolazioni residenti intorno alle centrali di Vado Ligure e Porto Tolle; la terra dei fuochi che sempre più è un’immagine che unisce tristemente l’Italia, dalla Puglia alla Lombardia, e non riguarda solo la Campania; la devastazione operata dalla Caffaro a Brescia dove, nella mobilitazione del 10 maggio, la parola biocidio e i temi della devastazione ambientale, in un territorio in cui è vietato toccare la terra perché avvelenata, vengono associati allo slogan “per una sola grande opera: casa, salute, reddito e dignità”; i 250.000 siti da bonificare in tutta Europa. Queste lotte emblematiche e tutte le altre qui non citate che intorno a questi temi si muovono, dimostrano la centralità delle lotte ambientali e come esse vadano ben oltre il problema dello smaltimento dei rifiuti, connettendosi alla necessità di imporre al modello produttivo il rispetto del limite ecologico contro ogni forma di deregolamentazione economica e ambientale finalizzata agli interessi del capitale.
Di fondo, ad essere chiamate in causa sono questioni nodali: da un lato, evidentemente, il diritto ad una partecipazione deliberante rivendicato dalle comunità contro ogni restringimento dell’agibilità democratica nel nostro paese. Ciò significa restituire sovranità alle comunità e immaginare forme di autogoverno che tutelino e gestiscano nell’interesse collettivo i beni comuni continuamente sotto attacco.
Dall’altro lato la lotta contro un modello di sviluppo all’interno del quale si esplica il meccanismo comune che aziona le molteplici forme dello sfruttamento e dell’accumulazione, basato sullo sfruttamento dei territori, del lavoro vivo e dei saperi vivi, quello che aggredisce la vita perché pochi si arricchiscano.
Attorno a questi nodi proveremo a costruire coalizioni sociali, forme inedite di sinergia e cooperazione da sperimentare nella pratica politica, nella produzione di discorso, di immaginario, di lessico, di mobilitazione.
Il 16 novembre abbiamo annodato le prime intuizioni sulle quali è stata configurata una giornata plurale e interessante, che ha rimbalzato dalle migliaia di persone in corteo contro il tav, alla manifestazione contro il CIE di Gradisca, alla difesa degli spazi sociali praticata a Pisa, al fiume in piena dei 100.000 che a Napoli si opponevano alla devastazione ambientale.
Dopo sei mesi le risposte latitano e la rabbia degna delle comunità in lotta si agita sui territori, costruisce alleanze, agenda politica, saperi critici, alludendo ad altri modelli di sviluppo e ad altri mondi possibili. Il meeting europeo di Napoli è stato uno dei tanti momenti di confronto, nel quale è stato possibile conoscere esperienze simili alle nostre, da chi resiste nel nord della Grecia allo sventramento minerario, agli attivisti di Gezi Park che si opponevano alla gentrificazione e all’urbanistica imprenditoriale.
Da qui l’individuazione nel 16 maggio di una data comune di azioni diffuse sui territori, che parlassero la lingua comune delle comunità resistenti.
Un percorso che proveremo a restituire anche all’interno della mobilitazione nazionale del 17 maggio a Roma, all’interno di un corteo tra le cui parole d’ordine – assieme all’opposizione ad austerità e privatizzazioni, la difesa del reddito, del diritto alla casa, dei beni comuni, dei diritti sociali e della democrazia – trova centralità il tema delle devastazioni ambientali.
Due giornate nelle quali come comunità resistenti porteremo in piazza, con le mille lingue delle donne e degli uomini che le incarnano, un messaggio chiaro: stiamo tornando.
Aqui estamos!

#StopBiocidio  – Campania

Dettagli sull'autore

Navdanya

Navdanya è la trx di Radio Onda d'Urto dedicata al consumo critico, all'economia solidale e all'ecologia.
http://navdanya.radiondadurto.org/

Permalink link a questo articolo: http://www.antinocivitabs.org/stopbiocidio-16m-ancorainpiena.html

2 comments

  1. Bendinelli Marco

    Adesione dall’Abruzzo all’appello StopBiocidio Campania
    #Stopbiocidio #16Maggio e #17Maggio due giornate di lotta in difesa dell’ambiente e dei beni comuni.
    13 / 5 / 2014

    A distanza di sei mesi dalla fantastica e moltitudinaria manifestazione del 16 Novembre a Napoli, aderiamo all’appello di #StopBiocidio Campania,http://www.napoliproject.org/?p=863. Individuando nel 16 Maggio una data comune di azioni diffuse sui territori, abbiamo deciso come Stop Biocidio Abruzzo di lanciare un presidio davanti alla sede della ASL di Pescara.
    Inoltre parteciperemo al corteo del 17 Maggio a Roma sottoscrivendo l’appello del Forum italiano dei movimenti per l’acqua: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php… al quale hanno già aderito tante altre realtà in Italia. Porteremo a Roma le nostre battaglie, da quella contro OmbrinaMare2 a quella per la bonifica di Bussi e della Val Pescara dai rifiuti tossici sversati dall’ex Montedison, contro tutte le opere devastanti per la nostra salute ed il nostro territorio, dall’elettrodotto Villanova Gissi al Gasdotto Snam di Sulmona, dall’Eolico di Civitaluparella alla cementificazione della costa. La nostra voce si unirà a quelle che in tutta Italia urlano ai poteri, alle lobby e alla politica collusa, la rabbia delle comunità che vivono i territori e la convinzione che un altro modello di sviluppo è possibile!

    Venerdì 16 maggio ore 11, Pescara, via Paolini 47
    PRESIDIO DAVANTI ALLA DIREZIONE ASL DI PESCARA
    STOP BIOCIDIO! VOGLIAMO LA TUTELA DELLA NOSTRA SALUTE!

    evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1494968177385206/?notif_t=plan_user_joined

    Perché un presidio davanti alla ASL di Pescara?
    L’Istituto Superiore di Sanità con lo studio SENTIERI ha dimostrato il gravissimo impatto dell’inquinamento sulla salute dei cittadini nei Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche.
    Sono passati 10 anni dalla scoperta della contaminazione dell’area di Bussi. Sette dal sequestro della discarica Tremonti e del sito abbandonato di Piano d’Orta a Bolognano. Sei dalla perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche di Bussi.
    Fino al 2007 abbiamo bevuto in 700.000 acqua contaminata dai rubinetti, certificata come potabile da un medico, Roberto Rongione, della ASL di Pescara (per il quale vi è la richiesta di rinvio a giudizio, con Udienza preliminare il prossimo 15 luglio assieme ai vertici di ATO, Giorgio D’Ambrosio, e ACA, Bruno Catena).
    L’Istituto Superiore di Sanità denuncia la potenziale compromissione della catena alimentare e ci sono fortissime preoccupazioni per le aree coltivate irrigate con l’acqua del fiume Pescara. Due ricerche dell’Università di Teramo hanno rilevato alte concentrazioni di mercurio nei capelli dei pescatori di Pescara e negli scampi, chiedendo apposite iniziative alle autorità competenti.
    In questi anni la ASL di Pescara cosa ha fatto su questo argomento?
    NULLA, da quanto appare leggendo i documenti disponibili sul sito WEB dell’azienda.
    Non uno specifico monitoraggio a fini sanitari delle derrate alimentari prodotte nei campi della val Pescara irrigati con l’acqua del fiume e del pescato (dal fiume e dal mare); non un monitoraggio dei livelli di inquinanti nei cittadini o dei fattori di stress (ad esempio, l’uso dei biomarcatori di stress ambientale); non campagne di prevenzione nelle classi più esposte (come le donne incinte per il mercurio oppure i lavoratori dei siti inquinati o i cittadini che abitano nei pressi). Addirittura la ASL di Pescara non pubblica neanche sul suo sito WEB le attuali analisi delle acque potabili distribuite, nonostante il clamore nazionale ed internazionale del caso Bussi.
    Tutto ciò nonostante milionari Progetti obiettivo finanziati dalla Regione Abruzzo volti a potenziare le attività di prevenzione nel comparto ambientale-sanitario, i cui risultati non sono disponibili sui siti istituzionali.
    Vogliamo denunciare questa incredibile situazione che riguarda non solo Bussi e la Valpescara ma anche il sito Regionale di Bonifica del Saline, con centinaia di migliaia di persone che sono state esposte a contaminanti micidiali.

    Per questi motivi il 16 maggio CHIEDIAMO all’ASL di Pescara la realizzazione di un’approfondita indagine epidemiologica coinvolgendo l’Istituto Superiore di Sanità, operando nella massima trasparenza e dando la possibilità a comitati e associazioni di partecipare ai tavoli di lavoro, e l’istituzione del Registro regionale dei tumori e delle malattie riconducibili all’esposizione ad inquinanti.

  2. Bendinelli Marco

    L’adesione della rete laziale contro il biocidio all’appello campano del 16, a quello del Forum Acqua del 17 e il lancio di un’assemblea per il 18
    StopBiocidio Lazio: dalle discariche alle grandi opere
    Contro ogni devastazione ambientale, in difesa della salute e dei territori FERMIAMO IL BIOCIDIO – 16 – 17 – 18 maggio 2014
    13 / 5 / 2014

    Pubblichiamo qui il comunicato di StopBiocidio_Lazio

    16 Maggio: mobilitazione territoriale in risposta all’appello dei comitati campani contro il biocidio

    17 Maggio: le lotte ambientali alla manifestazione nazionale per i beni comuni, contro austerity e privatizzazioni

    18 Maggio: incontro reti territoriali Stop Biocidio e lotte ambientali, confronto verso la costruzione di una vertenza nazionale

    Il 16 novembre 2013, le strade di Napoli sono state invase da più di 100.000 persone, un #Fiumeinpienanella città in cui l’avvelenamento dovuto allo smaltimento di rifiuti urbani e industriali ad opera di Stato,camorra e imprenditoria, ha assunto valore emblematico di un biocidio che però, ben oltre il tema dei rifiuti, riguarda sempre più una Terra dei Fuochi che si estende da nord a sud, oltre i confini nazionali ed europei.

    Ad esprimersi in Campania è stato un movimento di lotta, d’opinione e di proposta il cui potenziale in termini di mobilitazione può assumere valore unitario e dirompente per tutti quei territori che compongono la mappa dei conflitti ambientali.

    L’avvelenamento della Val Pescara ad opera della Montedison; il Lazio in cui manca un piano regionale rifiuti ma nel frattempo si costruiscono discariche, inceneritori e impianti a biomasse e dove interi territori, come la Valle del Sacco e la provincia di Latina, sono avvelenati dallo smaltimento di rifiuti industriali operato da criminalità e imprenditoria. Le speculazioni e i project financing che sottendono progetti come i cantieri della Orte-Mestre, del terzo valico TAV, dell’ EXPO 2015 a Milano. L’avvelenamento delle popolazioni residenti intorno alle centrali di Vado Ligure e Porto Tolle; la devastazione operata dalla Caffaroa Brescia dove già il 10 maggio un corteo ha attraversato la città per dire basta al biocidio e chiedendo “una sola grande opera: casa, salute, reddito e dignità”. L’ILVA di Taranto, luogo di sfruttamento di lavoro eambiente, fabbrica di morte.

    Il biocidio non è solo connesso allo smaltimento dei rifiuti, è impatto delle speculazioni economiche sulle vite e sulla salute delle comunità locali. La stessa crisi ucraina non è leggibile esclusivamente nei termini di nuova ascesa di nazionalismi e destre estremiste: sullo sfondo si muovono i conflitti energetici e geopolitici per svincolare l’Europa dalla dipendenza russa nel rifornimento di fonti fossili e gli interessi legati all’estrazione del gas di scisto ucraino, e infatti, il 6 e il 7 maggio si è svolto a Roma il G7 Energia, con il preciso obbiettivo di trovare soluzioni alternative al gas russo. Poca attenzione sull’evento, ma il legame tramalapolitica energetica e conflitti ambientali è evidente tanto in queste vicende quanto nell’avvelenamento dei territori e delle comunità sacrificati alla produzione industriale di energia attraverso le centrali alimentate da fonti fossili e alle infrastrutture necessarie: dal progetto della Trans Adriatic Pipeline alla centrale a carbone di Civitavecchia.

    Ancora, impossibile scindere le lotte ambientali e l’opposizione alle grandi opere dai temi della partecipazione e della democrazia nelle scelte che riguardano la gestione dei territori, la loro tutela, le bonifiche sempre più urgenti. Essendo ogni forma di sfruttamento e deprivazione di risorse imponibile solo in un contesto di verticalizzazione antidemocratica delle decisioni politiche.

    Oltre la democrazia, ad essere chiamate in causa sono libertà ed uguaglianza. L’ingiustizia sociale connessa alla scelta sistematica di far pagare a determinati territori e quindi a determinate comunità i costi e i rischi delle attività impattanti sull’ambiente. La libertà di manifestare e di opporsi a scelte sbagliate calpestata dai poteri straordinari dei commissari di governo, dalla militarizzazione di cantieri e discariche, dalle accuse di terrorismo.

    In questi giorni, a Milano, tangenti e appalti truccati fanno emergere la vera natura dell’ennesima opera inutile, Expo 2015 e il nuovo rapporto dello studio SENTIERI del ministero della salute dimostra la connessione tra esplosione di neoplasie e contaminazioni ambientali legate ad un insostenibile modello di sviluppo e smaltimento dei suoi scarti. Basterebbe questo a restituire al mittente le accuse di “NIMBYsmo”,terrorismo, sovversione, violenza, rivolte a chi legittimamente difende i propri territori da pezzi di Stato e imprenditoria corrotti e assassini. Basterebbe questo ad affermare che le responsabilità delle devastazioni ambientali vanno ben oltre le mafie e che non ci sentiamo rappresentati, tantomeno tutelati, da uno Stato che accusa di terrorismo i No Tav, i No Inc, i No Discariche, i No Grandi Navi, i No a tutti gli interessi speculativi e venefici che invece i suoi apparati ben rappresentano.

    Così, avviene che Adriano e Gianluca, accusati di aver danneggiato un mezzo del cantiere dell’inceneritoredi Albano, si trovino dallo scorso ottobre in regime di isolamento detentivo. Nel frattempo il progetto di inceneritore ad Albano è stato accantonato e la stessa Procura di Roma ha attestato che criminale era lagestione del ciclo dei rifiuti da parte del monopolista Cerroni, i suoi impianti però continuino ad essere utilizzati, pur sotto sequestro, in assenza di alternative, mentre l’inezia politica pone le fondamenta per le antidemocratiche logiche emergenziali e per nuove azioni speculative.

    Gli appuntamenti

    Questa settimana di maggio vedrà due importanti momenti di mobilitazione all’interno dei quali è possibile cogliere l’occasione di declinare in maniera unitaria le lotte ambientali e contro tutte le devastazioni territoriali, al di là dell’appartenenza a singole vertenze, comitati, movimenti, sigle.

    Il #Fiumeinpiena del 16 novembre ha segnato un momento di mobilitazione moltitudinaria che è riuscito a tracimare oltre centri sociali, pur protagonisti, e associazionismo ambientalista, assumendo in sé il tema delle lotte ambientali al di là del tema rifiuti, su queste lotte è necessario creare una cornice di mobilitazionereticolare e unitaria contro le devastazioni e la messa a profitto dei territori, per fermare le grandi opere inutili che continuano a devastare l’ambiente e a ingoiare risorse economiche deviate dalle reali esigenze di chi subisce la crisi a tutto vantaggio di chi nella crisi continua ad accumulare profitti.

    16 maggio. Per questo come realtà Stop Biocidio Lazio abbiamo aderito all’appello con il quale, a 6 mesi dalla grande manifestazione di Napoli, i comitati campani contro il biocidio hanno deciso di rilanciare la mobilitazione #stopbiocidio su tutto il territorio nazionale (http://www.napoliproject.org/?p=863). Inconnessione con quanto avverrà in Campania, Abruzzo, Puglia, Sardegna, rilanceremo con un’azione la lotta contro veleni, inquinamento e per difendere democrazia, salute ed ambiente.

    17 maggio. Come rete Stop Biocidio Lazio, in connessione con altre realtà nazionali e le reti campane e abruzzesi contro il biocidio, abbiamo deciso di essere in piazza per la manifestazione nazionale indetta dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua in difesa dei beni comuni, contro austerity, precarietà e privatizzazioni, all’interno di uno spezzone che, insieme ad altri, speriamo sia in grado di raccontare la lotta contro il biocidio, le grandi opere inutili, le devastazioni ambientali, il danno alla salute e all’economia delle comunità locali, convinti che stretta sia la connessione tra questi temi e le altre parole d’ordine che agiranno il corteo del 17 maggio.

    18 maggio. Cogliamo poi l’occasione per diffondere ed allargare la partecipazione ad un momento di incontro tra reti territoriali Stop Biocidio e lotte ambientali, per confrontarci sulla costruzione di una vertenza nazionale incentrata sull’opposizione a devastazione del territorio, grandi opere e biocidio. Il 18 maggio, ore 12:00, insieme ad altri, saremo a Scup, Via Nola 5, Roma, per provare a mettere in connessione le nostre lotte.

    Stop Biocidio Lazio

    Per info e adesioni: 3342270795 – stopbiocidiolazio@gmail.com

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