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Ott 22

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TARANTO: i nuovi dati del Progetto SENTIERI segnalano un eccesso di mortalita’ molto alto

”Lo stabilimento siderurgico, in particolare gli impianti altoforno, cokeria e agglomerazione, è il maggior emettitore nell’area per oltre il 99% del totale ed è quindi il potenziale responsabile degli effetti sanitari correlati al benzopirene”. Questo è scritto nel Rapporto Sentieri presentato oggi a Taranto dal ministro Balduzzi. I dati relativi al periodo 2003-2009 a Taranto nell’ambito dello studio dell’Istituto Superiore di Sanità con l’Oms, il cosiddetto progetto ‘Sentieri’, ha fatto emergere un eccesso di mortalità per quanto riguarda gli uomini per tutte le cause +14%, percentuali analoghe per quanto riguarda i tumori e le malattie circolatorie e +17% per le malattie respiratorie, mentre i tumori polmonari fanno segnare un +33% e da mesoteliomi pleurici +419%. Per quanto riguarda le donne il rapporto Sentieri fa emergere nello stesso periodo un eccesso di mortalità per tutte le cause dell’8%,  e di tutti tutti i tumori +13%, malattie circolatorie +4%, tumori polmonari +30%, mesotelioma pleurico +211%.
A Taranto si registra nel periodo 2003-2009 un eccesso di mortalità negli uomini del 37 per cento per malattie polmonari croniche. Sono gli ultimi dati dello studio ‘Sentieri’ resi noti dal ministero della Salute. Nello stesso periodo si confermano gli eccessi per le demenze (23%), ipertensione (33%), ischemia (16%) e cirrosi epatica (47%). Aumentano anche il melanoma (+50%), i linfomi non Hodgkin (34%) e leucemia mieloide (35%).

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  1. Navdanya

    TARANTO: GLI ASSASSINI SONO ANCORA IN LIBERTA’?
    E IL MOSTRO CONTINUERA’ A UCCIDERE?
    RAPPORTO “AMBIENTE E SALUTE
    EVIDENZE DISPONIBILI E INDICAZIONI DI SANITÀ PUBBLICA” TARANTO 22 OTTOBRE 2012

    1. ANALISI DELL’INCIDENZA DEI TUMORI A TARANTO –…POPOLAZIONE ADULTA
    I dati relativi all’incidenza dei tumori nel SIN di Taranto mostrano per gli uomini un eccesso, rispetto al resto della provincia, del 30% per tutti i tumori e, in dettaglio: del 50% per il tumore maligno del polmone, più del 100% per il mesotelioma e per i tumori maligni del rene e delle altre vie urinarie (escluso la vescica), superiore al 30% per il tumore della vescica e per i tumori della testa e del collo, del 40% per il tumore maligno del fegato, del 60% per il linfoma non Hodgkin, superiore al 20% per il tumore maligno del colon-retto e per il tumore della prostata e al 90% per il melanoma cutaneo.
    Per le donne residenti nei comuni di Taranto e Statte, sempre a confronto con il resto della provincia, si rileva un eccesso di incidenza per tutti i tumori di circa il 20%. Sono presenti eccessi per una serie di tumori maligni: della mammella pari al 24%, del corpo dell’utero superiore all’80%, del polmone 48%, del colon-retto 21%, del fegato 75%, del linfoma non Hodgkin 43% e dello stomaco superiore al 100%. Sia negli uomini che nelle donne gli eccessi sono presenti, per la maggior parte delle sedi, anche rispetto all’insieme dei Registri Tumori dell’Italia meridionale.
    Questi dati sono stati ottenuti grazie alla collaborazione con il Registro Tumori Puglia – ASL di Taranto (di recente istituzione), è stato possibile acquisire i primi risultati prodotti dal Registro stesso e relativi al biennio 2006-2007. Va ricordato che Io studio dell’incidenza dei tumori, rispetto all’analisi della mortalità, ha tre principali motivi di interesse: si basa su dati di qualità molto elevata (solo diagnosi con conferma istologica), consente di valutare anche le patologie non letali e permette di effettuare confronti più validi fra aree geografiche diverse, perché la sopravvivenza dei pazienti oncologici non dipende solo dalla presenza della malattia ma anche dall’appropriatezza delle cure e quindi dalla presenza nel territorio di centri d’eccellenza.

    2. STUDI RELATIVI ALL’ETÀ PEDIATRICA
    In questo quadro, per quanto riguarda Taranto e Statte, i due comuni che costituiscono il Sito di Interesse Nazionale (SIN) per le bonifiche , i dati del Progetto SENTIERI mostrano incrementi significativi per tutte le cause nel primo anno di vita e per alcune condizioni morbose di origine perinatale. L’eccesso di mortalità per tutti i tumori osservato nel periodo 1995-2002 non è confermato nel periodo 2003-2009, ma occorre rilevare che a causa della relativa rarità dei tumori infantili e del loro alto tasso di sopravvivenza, l’analisi dell’incidenza neoplastica è un indicatore più appropriato della mortalità nella valutazione del rischio cancerogeno nell’infanzia. I dati relativi all’incidenza dei tumori infantili nel SIN di Taranto, rilevati dal Registro Tumori Puglia-ASL di Taranto, in età pediatrica, sono tuttora in fase di validazione di qualità e la loro elaborazione avrà luogo non appena conclusi i controlli. I risultati saranno forniti appena disponibili i dati validati.
    Indicazioni ulteriori per l’area di Taranto, basate su eventi diversi dalla mortalità, sono fornite dall’analisi dei dati relativi ai ricoveri ospedalieri, che rappresentano una stima dell’incidenza, per il periodo 1998-2010 effettuata dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio – ASL RME nel quadro del Progetto CCM 2010 “Sorveglianza epidemiologica di residenti in siti contaminati”. I risultati di quest’analisi mostrano un significativo incremento dei ricoveri per tumori maligni, malattie dell’apparato respiratorio, e fra queste le infezioni dell’apparato respiratorio, in relazione all’aumento di 10 mg/m3 di polveri provenienti dalla zona industriale.

    I bambini, come è noto, mostrano una maggiore vulnerabilità agli agenti ambientali perché, rispetto agli adulti, hanno tassi respiratori più elevati e maggior consumo di cibo per kg di peso, che possono determinare esposizioni più elevate, per inalazione ed ingestione, a contaminanti presenti nell’aria e negli alimenti; inoltre il comportamento mano-bocca rende i bambini più esposti ai terreni contaminati. In aggiunta, lo sviluppo dei sistemi respiratorio, riproduttivo, endocrino, gastrointestinale e nervoso raggiunge la maturità nel periodo postnatale, e le finestre di suscettibilità nei bambini sono ampie, estendendosi dal periodo pre-concepimento alla fine dell’adolescenza; durante la pubertà, ad esempio, l’esposizione a interferenti endocrini ambientali può causare danni tiroidei e riproduttivi. La lunga durata dello sviluppo del cervello e il gran numero di processi neuronali disponibili in questa fase contribuiscono alla suscettibilità del sistema nervoso alle sostanze tossiche.

    3. PROGETTO SENTIERI
    E’ stato aggiornato il Progetto SENTIERI, promosso dal Ministero della Salute nell’ambito del Programma Strategico Nazionale “Ambiente e Salute” e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (e dal quale al punto 2 sono stati forniti i dati relativi all’età pediatrica). Questo progetto riguarda l’analisi della mortalità per 63 cause di morte nei siti di interesse nazionale (SIN) per le bonifiche, fra i quali vi è l’area costituita dai comuni di Taranto e Statte; l’analisi confronta la mortalità osservata nei siti in esame con quella media della regione di appartenenza, tenendo anche conto delle condizioni socio- economiche della popolazione residente nel sito. I precedenti risultati dello studio SENTIERI riguardavano il periodo 1995-2002. Sono ora disponibili i dati 2003-2009. Lo studio della mortalità secondo la metodologia del progetto SENTIERI mostra che, per le cause di morte per le quali un ruolo causale delle esposizioni ambientali presenti nel sito è accertato o sospettato, si conferma anche per il 2003/2009 negli uomini un eccesso di mortalità per tutte le cause (+14%), tutti i tumori (+14%), malattie circolatorie (+14%), tutti i tumori (+14%) malattie respiratorie (+17%), tumori polmonari (+33%), mesoteliomi pleurici (+419%)
    Nelle donne, si conferma, nello stesso periodo un eccesso di mortalità per tutte le cause (+8%), di tutti i tumori (+13%), per le malattie circolatorie (+4%), per i tumori polmonari (+30%) e per il mesotelioma pleurico (+211%)

    4. ANALISI DEI TREND TEMPORALI
    Sono stati analizzati i “trend”, cioè gli andamenti temporali della mortalità a Taranto e Statte dal 1980 al 2008, confrontati con la mortalità media regionale e nazionale. L’andamento dei tassi standardizzati di mortalità nel SIN di Taranto nel periodo 1980-2008 mostra una diminuzione della mortalità generale e per importanti cause, in accordo con il trend storico nel nostro paese, ma i tassi di mortalità sono significativamente superiori alla media regionale per la quasi totalità del periodo e in particolare per alcune delle cause esaminate. Inoltre, tra gli uomini, i tassi sono sempre significativamente superiori non solo a quelli pugliesi, ma anche a quelli italiani, per importanti patologie quali il tumore del polmone e le malattie del sistema respiratorio nel loro complesso e le malattie respiratorie croniche in particolare. Anche tra le donne si osservano segnali di criticità, quali un marcato aumento, nel trentennio considerato, della mortalità per tumore polmonare.

    5. IN SINTESI
    Dai risultati presentati emerge con chiarezza uno stato di compromissione della salute della popolazione residente a Taranto. Questo quadro è coerente con quanto emerso dai precedenti studi descrittivi ed analitici di mortalità e morbosità, in particolare la coorte dei residenti a Taranto nella quale, anche dopo avere considerato i determinanti socio-economici, i residenti nei quartieri di Tamburi, Borgo, Paolo VI e nel comune di Statte mostrano una mortalità e morbosità più elevata rispetto alla popolazione di riferimento, in particolare per le malattie per le quali le esposizioni ambientali presenti nel sito possono costituire specifici fattori di rischio.

  2. Navdanya

    «A Taranto ci si ammala e si muore in maniera intollerabile»

    [ 22 ottobre 2012 ]

    «Lo stabilimento siderurgico, in particolare gli impianti altoforno, cokeria e agglomerazione, è il maggior emettitore nell’area per oltre il 99% del totale ed é quindi il potenziale responsabile degli effetti sanitari correlati lì al benzopirene». L’Ilva di Taranto monopolizza drammaticamente la scena nel Rapporto “Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica”, che contiene l’aggiornamento agli anni 2003-2009 dello Studio Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) relativo all’area di Taranto, i dati dell’analisi della mortalità, del biomonitoraggio e del rischio sanitario connesso alla qualità dell’aria.

    Lo stesso ministro ha affermato che «La situazione a Taranto è indubbiamente complessa. Credo sia necessario uno sforzo, anche da parte della sanità pubblica per un monitoraggio sanitario costante e un piano di prevenzione nei confronti dei lavoratori, dei bambini, di tutti, con iniziative mirate».

    I dati parlano da soli. Come è possibile leggere nella scheda della conferenza stampa, «i dati relativi all’incidenza dei tumori nel SIN di Taranto mostrano per gli uomini un eccesso, rispetto al resto della provincia, del 30% per tutti i tumori e, in dettaglio: del 50% per il tumore maligno del polmone, più del 100% per il mesotelioma e per i tumori maligni del rene e delle altre vie urinarie (escluso la vescica), superiore al 30% per il tumore della vescica e per i tumori della testa e del collo, del 40% per il tumore maligno del fegato, del 60% per il linfoma non Hodgkin, superiore al 20% per il tumore maligno del colon-retto e per il tumore della prostata e al 90% per il melanoma cutaneo. Per le donne residenti nei comuni di Taranto e Statte, sempre a confronto con il resto della provincia, si rileva un eccesso di incidenza per tutti i tumori di circa il 20%. Sono presenti eccessi per una serie di tumori maligni: della mammella pari al 24%, del corpo dell’utero superiore all’80%, del polmone 48%, del colon-retto 21%, del fegato 75%, del linfoma non Hodgkin 43% e dello stomaco superiore al 100%».

    Dopo aver ascoltato le cifre, l’associazione ambientalista Legambiente sottolinea che «gli stessi dati non possono che rafforzare la richiesta che la valutazione dell’impatto sanitario sia parte integrante dell’Aia e che ne orienti le prescrizioni. E’ evidente che misure e limiti non possono essere valutati in una situazione astratta, ma soltanto qui e ora; e a Taranto ci si ammala e si muore di più in maniera intollerabile rispetto al resto della provincia e della Regione». Ed è stato proprio il ministro Balduzzi a ricordare «l’intervento del Ministero della Salute nella nuova Aia» per l’Ilva, affermando in particolare che «al fine di garantire una riduzione dei rischi per la salute connessi all’attività dello stabilimento siderurgico saranno attuati, infatti, piani di monitoraggio che avranno il compito di valutare in tempi brevi e costantemente l’efficacia delle iniziative previste per contrastare l’inquinamento e i suoi effetti sulla salute. Queste le misure proposte dal ministero della Salute nell’ambito dell’Aia: l’adozione di un sistema di monitoraggio sanitario dell’efficacia delle prescrizioni; la costituzione di un apposito Osservatorio, con la partecipazione delle istituzioni locali (Arpa Puglia, Asl e AReS), nazionali (Iss ed Ispra) ed internazionali (Oms), al quale affidare l’interpretazione dei dati e la comunicazione delle conclusioni all’autorità competente; la possibilità di rivedere l’Aia in funzione dei risultati del monitoraggio».

    Corrado Clini, ministro dell’Ambiente e principale timoniere di questa nuova Aia per l’acciaieria tarantina, non può che ribadire come «i dati relativi al quartiere Tamburi hanno giustificato le misure severe e urgenti previste dall’Aia relative all’area a caldo ed al parco geominerario dello stabilimento Ilva» e che «i dati sui tumori e la mortalità impongono un programma straordinario per la prevenzione dei rischi ambientali e la protezione salute della popolazione». In attesa però che davvero arrivi un nuovo corso per la città pugliese, gravi responsabilità pregresse rimangono oggi – e per molto ancora rimarranno – a pesare sulle vite dei tarantini. Le criticità di Taranto sono note da decenni, e aspettare il punto più alto dell’emergenza per intervenire non fa che travolgere responsabili e capri espiatori. Invocare e progettare una politica industriale sostenibile è l’unica via possibile, ma si tratta di un percorso ad ampio respiro e di lungo periodo. Agire subito è fondamentale, ma per imparare anche questa lezione (non resta che lottare perché questa sia la volta buona) a Taranto si continua a sacrificare la salute, a volte la vita. Non lo dimentichiamo.

    http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=18447

  3. Navdanya

    TARANTO – In un momento di grande caos come questo, bisognerebbe avere la lucidità e la pazienza di non farsi trascinare dalle emozioni, positive o negative che siano, mettendo dei punti fermi dai quali ripartire per costruire un futuro migliore. Per questo, è bene limitare in un angolino e sotto una lampadina a basso consumo energetico, le prese di posizione di chi oggi tenta di nascondere, miseramente, le proprie responsabilità: dal Governo ai suoi ministri, dalle istituzioni locali agli organi di controllo, dai sindacati a tutti coloro i quali hanno trovato il “coraggio” della parola e della denuncia, soltanto dopo e grazie all’azione della magistratura. E’ completamente inutile dar credito a ciò che dicono o promettono di fare. Immaginarsi poi di riconoscere loro dei “meriti”, è semplicemente paradossale.

    Lo stesso discorso andrebbe fatto, anzi va fatto, nei confronti dei mass media. Quelli nazionali, da sempre distratti sulle vicende “locali”, sono attirate soltanto dallo scoop o dal gesto eclatante: insomma, dalle tragedie da sfruttare nei telegiornali serali o sulle prime pagine dei quotidiani a tiratura nazionale. Quelli locali, invece, dovrebbero avere il buon gusto di scendere dal piedistallo sul quale si sono auto issatisi, dedicando il loro tempo ad un lungo ed attento esame di coscienza, visto che sino a pochi giorni prima dell’intervento della magistratura nello scorso luglio, hanno intrattenuto con l’Ilva rapporti di natura commerciale, non avendo remore, etiche e morali, nel pubblicare o diffondere le campagne pubblicitarie dell’azienda, che di fronte a quanto sta avvenendo, assumono un tono ridicolo oltre che di grande povertà umana e culturale. Per non parlare del fatto che, per decenni, non si sono mai interessati seriamente del problema ambientale.

    Tutto questo assume toni melodrammatici a fronte di quanto avvenuto ieri a Bari. All’indomani della divulgazione dei dati del progetto Sentieri 2003-2009 sulla mortalità e sull’incidenza delle malattie nel SIN di Taranto infatti, la situazione ambientale dell’area ionica si arricchisce di un nuovo, fondamentale documento. E’ quello prodotto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, ed approvato nei giorni scorsi all’unanimità dai componenti della stessa, in merito a quanto accaduto nella vicenda dell’Ilva di Taranto. Un testo nel quale sul banco degli imputati salgono uno dopo l’altro, in una sequenza da film, il Governo, il ministero dell’Ambiente, le istituzioni locali, gli organi di controllo e, ovviamente, l’Ilva. A presentare il documento, il presidente della commissione Gaetano Pecorella, durante l’incontro svolto ieri a Bari presso il Castello Svevo alla presenza dei ministri Clini e Balduzzi, del governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, dei procuratori Sebastio e Laudati, e del sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno.

    Nella relazione della Commissione, l’esecutivo è il primo imputato: e non potrebbe essere altrimenti. Definito del tutto “assente nella fase dell’allarme sanitario lanciato nell’incidente probatorio dinanzi al GIP”, viene accusato di essersi “svegliato” soltanto dopo il sequestro degli impianti, a fronte del problema “di produttività e di competitività”. Pesanti le critiche nei confronti del ministero dell’Ambiente, reo di non essersi schierato nell’incidente probatorio della primavera scorsa dinanzi al GIP per il procedimento contro l’Ilva, accusata di disastro ambientale doloso. In quell’occasione, la partecipazione del ministero dell’Ambiente quale persona offesa “avrebbe rappresentato un segnale di presenza dello Stato e dei suoi organi centrali rispetto ad una problematica ambientale di dimensioni uniche in Italia”. Un’assenza definita “sorprendente”. La presenza delle persone offese “non era obbligatoria, tuttavia l’attualità delle problematiche ambientali, la situazione di allarme ambientale e sanitario, avrebbero dovuto costituire sufficienti ragioni perché il ministero dell’Ambiente partecipasse all’udienza”.

    La partecipazione all’udienza avrebbe infatti “costituito un momento di arricchimento conoscitivo attraverso l’acquisizione di importanti informazioni sulle emissioni promananti dall’Ilva”. In pratica, da un lato si accusa lo Stato di tenere solo e soltanto all’economia e per nulla all’ambiente e alla salute dei cittadini; dall’altro si dà una lezione etica oltre che culturale, evidenziando come anche il solo prendere parte ad un evento, può servire per allargare conoscenze che di fatto dovrebbero già appartenere all’organo preposto alla tutela dell’ambiente pubblico. Ma altrettanto gravi, se non più dure, sono le critiche rivolte all’operato degli enti locali. “Pare incredibile che nel corso degli anni non sia stata messa in atto una strategia di controlli, di prescrizioni, di verifiche che potesse garantire il perseguimento degli obiettivi produttivi dell’impresa senza alcun pregiudizio per la salute umana”. Che “cosa sia stato fatto dagli organi di controllo e dagli enti territoriali nel corso di decenni non è dato sapere”. In pratica, tutto quello che su queste colonne abbiamo denunciato per anni nel deserto istituzionale e mediatico più totale. Nella relazione, infatti, si evidenzia come, ancora una volta, solo “l’intervento della magistratura ha determinato un effettivo impulso all’attività della pubblica amministrazione, il che è certamente inaccettabile, perché la pubblica amministrazione dovrebbe orientare la propria attività nel rispetto delle regole a prescindere dall’avvio di una attività giudiziaria, che peraltro è il segno evidente della tardività dell’azione amministrativa”. A queste parole, non si sa chi tra Clini, Vendola e Stefàno, abbia avvertito brividi gelidi lungo la schiena.

    Ma la relazione della commissione parlamentare, non si limita a semplici, seppur dure e circostanziate accuse. Il testo presentato ieri infatti, va anche oltre. Sostenendo ad esempio come il buon senso, dovrebbe indurre tutti a capire come “non si possa produrre se questo determina la presenza dei tumori o la crescita del rischio morte”, perché “la salute non è in vendita”. Per questo, “qualunque intervento necessario andrà fatto, qualunque costo abbia”. La relazione, anche a fronte degli ultimi dati sulla situazione sanitaria del SIN di Taranto, denuncia come ci si trovi di fronte “ad un’area altamente inquinata, rispetto alle quali risultano del tutto carenti le attività di bonifica o di messa in sicurezza a tutela dell’ambiente e della salute umana. La salute è un diritto costituzionale incomprimibile. E l’iniziativa economica non può essere esercitata recando danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”. Aggiungere altro ci sembra superfluo. Ma nel mirino della commissione, come è ovvio che fosse, c’è anche e soprattutto l’Ilva. L’azienda del Gruppo Riva è colei che “prima di tutti deve mettere mano ai risarcimenti, perché la causa di tutto è l’Ilva”. Ma naturalmente, “non avendo controllato i pubblici amministratori e non essendo intervenuto lo Stato con leggi ad hoc, c’è una responsabilità che va al di là dell’azienda e ricade su tutti coloro che avrebbero potuto evitare un evento che non è stato evitato”. Perché per molto, troppo tempo, “nessuno si è preoccupato della salute dei cittadini di Taranto”.

    All’incontro di ieri, come detto, ha partecipato anche il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio, titolare dell’inchiesta per disastro ambientale, che ha rilasciato poche, ma chiare dichiarazioni. “Andiamo avanti come Procura – ha spiegato Sebastio – perché, semplicemente, c’è il principio della obbligatorietà dell’azione penale”. Dunque, inutile che si continui da più parti ad accusare la Procura di aver sconfinato i suoi ambiti di competenza. In chiusura, una considerazione estrapolata dal documento della Commissione, che dovrebbe portare ad una lunga riflessione anche e soprattutto i sindacati locali. “E’ come se si fosse fatto un salto indietro di più di cento anni quando, in corrispondenza dell’inizio dell’era industriale, non esistevano le norme a tutela dell’ambiente e dei lavoratori e la produzione era l’unico obiettivo da perseguire”. L’Ilva ha operato per 17 anni nella più completa impunità. Senza controllo alcuno da parte di chi avrebbe dovuto controllare. Violando qualunque legge o norma a tutela di lavoratori e cittadini. Perseguendo unicamente la logica del profitto, che ha fatto la fortuna del Gruppo Riva, ma anche di personaggi delle istituzioni, dei sindacati, degli organi di controllo, dell’imprenditoria locale. E di tanti altri ancora. Un sistema del tutto incompatibile con l’ambiente circostante, che ha compromesso la salute di migliaia di persone. Alternative alla chiusura, non ce ne sono. Alternative economiche, quante ne vogliamo. A partire dalle risorse del nostro territorio. La giustizia, così come la Storia, farà il suo percorso. Oggi, nessuno degli attori in campo o del passato, può ancora dirsi esente da responsabilità.

    Gianmario Leone (TarantoOggi del 24 ottobre 2012)

  4. Navdanya

    Lo studio “Sentieri” presentato l’altro ieri a Taranto dal ministro per la Salute conferma, in tutta la sua gravità, il nesso tra fattori inquinanti da attività industriali, malattie tumorali e decessi nella città di Taranto. L’Ilva ne è la principale fonte e pone la sua proprietà di fronte alle innegabili responsabilità. Se il prezzo da pagare alla giustizia sarà deciso nelle aule giudiziarie, quello sociale e umano l’Ilva lo deve all’intera società tarantina e non solo ad essa.

    A fronte della drammaticità di questa situazione e dei rischi per la salute dei lavoratori e della popolazione, va superata la contraddizione fra gli importanti vincoli e prescrizioni che la nuova Aia contiene rispetto a quella del 2011 e i tempi di realizzazione degli interventi di risanamento ambientale che consideriamo lunghi e incompatibili con una vera tutela della salute.

    La Fiom Cgil ritiene che il ministero per l’Ambiente e il ministero per la Salute debbano di concerto indicare le azioni concrete da mettere in atto a tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori in termini di Valutazione del Danno Sanitario che il Riesame dell’Aia farebbe bene a recepire prima della sua traduzione in decreto legge. Se così non fosse, la stessa Aia perderebbe di credibilità e diventerebbe colpevole la distonia fra quel che dicono e quel che fanno due Ministri dello stesso Governo.

    Il Governo Monti, peraltro, continua a blaterare sul destino della siderurgia senza promuovere politiche industriali degne di questo nome. La Fiom Cgil è più che mai convinta della giustezza della piattaforma sindacale presentata all’Ilva e sollecita la convocazione del tavolo negoziale che riteniamo abbia il compito di anticipare i tempi del Risanamento Ambientale dello stabilimento per porre fine all’inquinamento e rilanciare il sito di Taranto, facendo della sua ambientalizzazione una occasione di innovazione tecnologica che lo renda davvero competitivo.

    E’ possibile programmare le azioni di risanamento degli impianti con una tempistica immediata che salvaguardi tutti i posti di lavoro. Spetta all’Ilva farlo. Ora che l’Aia è in dirittura d’arrivo non ci sono più alibi per l’azienda, se le parole del suo Presidente che “all’Aia ci atterremo” saranno confermate dai fatti. Colpisce, in questi giorni, il silenzio dell’azienda. Quali sono le scelte di Riva sugli investimenti per Taranto? La risposta non è più rinviabile. La reclamano i lavoratori e la popolazione. Ed è ai lavoratori e alla città che la Fiom Cgil si rivolge, poiché se dovesse permanere la latitanza dell’Ilva occorrerà promuovere la necessaria mobilitazione.

    SEGRETERIA E RSU FIOM-CGIL ILVA TARANTO

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